Indica un intervallo di date:
  • Dal Al
©credits

Ripensare educazione e formazione per ricomporre la frattura tra l’umano e il tecnologico* e abitare il futuro

A Roma, nel corso del XXX Congresso Nazionale AIF, si sono confrontati, su questi ed altri temi, di fondamentale importanza, studiosi ed esperti di ambiti disciplinari e professionali differenti, provando a ri-costruire una visione complessiva del mutamento in atto, uno sguardo d’insieme, un’analisi che non può che essere multidisciplinare, interdisciplinare, sistemica. Condividendo conoscenze, competenze, esperienze, vissuti. Al di là dei confini e di qualsiasi logica di separazione. Tentativi di dialogo lungo traiettorie irregolari e discontinue. Osservazioni e attraversamenti della e sulla complessità.

Il Congresso, “Il ruolo della formazione nell’epoca dell’informazione. Dalle competenze trasversali alle competenze staminali”, è stato interamente seguito da Radio Radicale e potrete accedere ai contenuti presenti sulla pagina (cliccare sul titolo).

Condivido volentieri…

Come sempre, senza “tempi di lettura”.  Al termine del testo, come sempre (!) links ad altri contributi (e pubblicazioni) e riferimenti bibliografici #CitaregliAutori

Il cambiamento si annida sempre più nelle zone di tensione e conflitto, nelle nostre debolezze e inadeguatezze, nelle anomalie, nelle fluttuazioni e nei dilemmi che caratterizzano la conoscenza, l’azione sociale, i sistemi complessi (adattivi); il cambiamento si annida perfino nella nostra incompletezza che ci permette di essere creativi e ricorrere all’immaginazione, cercando percorsi alternativi, abbandonando, se necessario, le vie già percorse; il cambiamento si annida sempre più nei momenti di incertezza, in quegli errori e in quelle vulnerabilità che, spesso, ignoriamo e/o cerchiamo di non vedere. Un cambiamento (e un’innovazione) che rischia, tuttavia, di essere opportunità “per pochi”, se non ripenseremo a fondo, in maniera radicale, educazione, formazione, ricerca. Come ripeto spesso, occorre mettere in discussione i saperi, i confini tra i saperi, le pratiche consolidate, riconsiderando la valenza strategica delle emozioni e degli immaginari individuali e collettivi; in altri termini, è necessario avere (anche) il coraggio di rompere equilibri, spezzare le catene della tradizione, abbandonare il certo per l’incerto; scegliere, almeno provvisoriamente, di correre il rischio di essere vulnerabili. Abitando i confini, i territori inesplorati, oltrepassando quei vincoli e quelle logiche di separazione (tipiche delle istituzioni educative e formative) che ci impediscono di cogliere il senso più profondo del vitale, del sociale, del relazionale e di comprenderne la complessità e l’ambivalenza. Dimensioni appunto complesse, mai riducibili/riconducibili a formule matematiche e/o sequenze di dati. Non da oggi, si avverte l’urgenza, a maggior ragione nella civiltà del controllo e della simulazione, di educare all’imprevedibilità, valorizzando l’errore e costruendo una vera “cultura dell’errore” (Dominici, 1995 e sgg.) all’interno dei processi educativi e formativi (non soltanto). Occorre, pertanto, essere consapevoli – non soltanto a parole e nel discorso pubblico – che il futuro (come ripetiamo sempre, la “vera” innovazione, quella sociale e culturale) è di chi riuscirà a ricomporre la frattura tra l’umano e il tecnologico (ibid.), di chi riuscirà a ridefinire e ripensare la relazione complessa tra naturale e artificiale; di chi saprà coniugare (non separare) conoscenze e competenze; di chi saprà coniugare, di più, fondere le due culture (umanistica e scientifica) sia a livello di educazione e formazione, che di definizione di profili e competenze professionali (sulle competenze: non mi stancherò mai di ripeterlo…sono necessarie sia le hard che le soft skills). Facendo attenzione alle continue tentazioni delle vie brevi, delle soluzioni semplici, delle strade giù percorse e, per questo, rassicuranti che spesso nascondono soltanto interessi economici e di potere, visioni ideologiche rese ben visibili, oltre che accettabili e condivisibili, attraverso un’incessante attività di promozione e marketing degli eventi. “Innovare significa destabilizzare” (cit.), ma occorre, prima di tutto, educare e formare criticamente le Persone.

Questa sfida è “la” sfida e – sia chiaro – si tratta di una sfida dal carattere globale, e non soltanto locale/nazionale. D’altronde: come ripensare il modello di sviluppo senza ridefinire/rinnovare/ripensare l’educazione e la formazione? Come contrastare vecchie e nuove forme di discriminazione, senza lavorare a fondo su educazione e processi educativi? Come contrastare le nuove disuguaglianze/asimmetrie, a livello locale e globale – che sono asimmetrie soprattutto di carattere conoscitivo e culturale – senza ripartire, ancora una volta, dalle questioni educative e culturali? Come contrastare corruzione e criminalità diffuse, senza pensare concretamente, oltre che a reprimere e sorvegliare, a definire e realizzare le condizioni di prevenzione di tali fenomeni (complessi) e di una “cultura della prevenzione e della responsabilità”?

In conclusione: ripensare educazione e formazione – “entità” strettamente correlate e interdipendenti, che vanno pensate come un unico sistema (ibidem) …vedrete che, anche su questo punto, tutti diranno di averlo sempre sostenuto – è la sfida delle sfide, destinata già ora a segnare un momento di passaggio decisivo, con profonde implicazioni e ricadute, non soltanto per il lavoro e i profili professionali del futuro, ma anche, e soprattutto, per la cittadinanza, l’inclusione, la democrazia, il “vivere insieme”.

Come vado ripetendo ormai da molti anni, stiamo educando e formando dei meri esecutori di mansioni/funzioni e di regole (Dominici, 1995 e sgg.) che, oltre a non interrogarsi su ciò che eseguono, applicano e osservano, non sono/sembrano in grado di allargare le proprie visioni e di avere uno sguardo d’insieme. Sanno soltanto isolare e separare (eseguire) e non trovare le connessioni/relazioni tra le parti/variabili/concause. Noi dovremmo educare e formare a vedere gli oggetti come sistemi e non i sistemi come oggetti (1995 e sgg.). Trattare i sistemi complessi come fossero sistemi complicati significa partire dall’illusione della loro prevedibilità e del controllo totali. Un’illusione di cui spesso continuiamo a pagare le conseguenze. Penso all’Intelligenza Artificiale e ai nuovi sistemi di automazione, di gestione delle informazioni, alle pretese di invulnerabilità determinate dalle nuove sofisticate tecnologie. Come affermato più e più volte in passato, “Ci siamo illusi, non da oggi, di poter espellere l’errore e l’imprevedibilità, oltre che dai processi educativi e formativi, dalle dinamiche organizzative e, più in generale, dai sistemi sociali” (ibidem): ma il fattore umano è e sarà sempre quello decisivo, anche in termini di fattore di vulnerabilità di qualsiasi sistema complesso.

 

#CitaregliAutori

Allego volentieri la pubblicazione “Oltre la libertà di essere sudditi”:

http://www.casadellacultura.it/viaborgogna3/viaborgogna3-n5-allegato.pdf

Karl Jaspers (1925) «L’autenticità è ciò che è più profondo in contrapposizione a ciò che è più superficiale; per es. ciò che tocca il fondo di ogni esistenza psichica di contro a ciò che ne sfiora l’epidermide, ciò che dura di contro a ciò che è momentaneo, ciò che è cresciuto e si è sviluppato con la persona stessa contro a ciò che la persona ha accattato o imitato».

Parole su cui riflettere a lungo, a mio avviso, oggi ancor più attuali…

Ri-condivido alcuni brani pubblicati in passato:

L’ipercomplessità e le “false dicotomie” (1995)

Natura versus cultura; naturale versus artificiale; Umano versus tecnologico, cultura versus tecnologia, teoria versus ricerca/ pratica; formazione scientifica versus formazione umanistica; pensiero e ragione versus emozioni; ragione versus creatività e immaginazione; corpo versus mente; complessità versus specializzazione; interdisciplinarità versus specializzazione; conoscenze versus competenze; forma/e versus contenuto; hard skills versus soft skills (le ho definite, molti anni fa, “false dicotomie”). Proviamo ad osservare,  a descrivere, a riconoscere, a comprendere la complessità, l’umano, la vita, la vitalità dello spirito, quell’ “essenziale” che è (sempre) “invisibile agli occhi”(cit.) ricorrendo  sempre a divisioni, separazioni, distinzioni, fratture che spesso non portano alla conoscenza e/o al sapere, bensì ad un senso di appaesamento e rassicurazione, caratteristico di tutte le culture (di fatto, portatrici di identità), rispetto all’incertezza ed alla variabilità della vita e del reale. Isolare, separare e recludere i saperi, le conoscenze, le esperienze, i vissuti, è operazione complessa che, da sempre, segna l’evoluzione dei sistemi sociali, delle organizzazioni, dell’azione sociale. Si tratta, peraltro, di funzioni strategiche assolte proprio dai modelli culturali. D’altronde definire e creare distinzioni fa parte della nostra educazione e formazione al pensiero logico, anche se c’è dell’altro.

Continuiamo a vedere, ad osservare, a tentare di comprendere la realtà secondo logiche, modelli, schemi che ne riducono (apparentemente) la varietà, l’imprevedibilità, la ricchezza. Convinti di poter ingabbiare tutta la vitalità dello spirito, la complessità dell’umano, in formule matematiche e sequenze infinite di dati e numeri. Convinti di poter misurare anche la “qualità” in termini obiettivi, oggettivi, scientificia mio avviso, in molti casi (vorrei dire “sempre”, ma mi tengo sempre un margine di dubbio e incertezza), si tratta di una contraddizione in termini – ricorrendo esclusivamente a strumenti e dati quantitativi, e con riferimento a tutti gli ambiti della prassi e della produzione materiale e intellettuale, ricorrendo a semplificazioni (sempre, seducenti) presentate, ancora una volta, come “dati di fatto”.

Continuiamo a cercare una conoscenza che confermi le nostre convinzioni, le nostre ipotesi di partenza, i nostri modelli culturali ed educativi, i nostri pregiudizi e i nostri stereotipi. Una conoscenza che rimane dei pochi, delle èlites, spesso schiacciata sull’IO, reclusa nell’IO. Una conoscenza che si configura quasi come dominio esclusivo dell’io, di tanti io isolati nella folla, nelle moltitudini…connessi, iperconnessi, ma incapaci di comunicare e riconoscere l’ALTRO DA NOI. Processi e dinamiche complesse che non tengono in considerazione la natura intrinsecamente collaborativa e cooperativa, oltreché condivisa dei processi culturali e comunicativi, oltre che della stessa conoscenza. Lungo queste traiettorie, confuse e fluttuanti, si annidano i dilemmi della ipercomplessità e della società ipercomplessa…e le parole, i segni, i linguaggi, più o meno complessi, non si fanno più ponti bensì muri, separazioni, elementi di divisione.

Continuiamo a vedere, osservare, provare ad comprendere i sistemi come oggetti. In altre parole continuiamo a dividere, a separare ciò che invece è legato, strettamente interconnesso e interdipendente, spinti anche e soprattutto dai nostri limiti, dalle nostre inadeguatezze, dalla nostra incompletezza e vulnerabilità. 

Ed è proprio da qui che dovremmo ripartire, ripensando a fondo l’educazione e la formazione, recuperando le dimensioni complesse della complessità educativa (1995 e sgg.), ricomponendo la frattura tra l’umano e il tecnologico, tra l’umano e il naturale, tra l’umano e l’artificiale, tra il dentro e il fuori. E perché, oltre ai testi, ci sono i contesti che li influenzano. Nel quadro di relazioni sistemiche e di un sistema di significati e valori definito e costruito, socialmente e culturalmente, proprio all’interno di quel gruppo e o di quel contesto. È tempo di riportare le emozioni, la creatività, l’immaginario, al centro dei processi educativi e formativi. È tempo di ricreare ponti e sinergie, è tempo di ricomporre ciò che è stato con troppa superficialità separato e diviso, consapevoli che, soltanto dalla condivisione di una “cultura dell’errore” e dell’imprevedibilità (ibidem), si potranno generare conoscenza e creatività.

Sfera cognitiva, sfera emotiva e – aggiungo – sfera sociale. È tempo di ricomporre alcune fratture che caratterizzano non soltanto i saperi, le conoscenze, le competenze, consapevoli della natura intrinsecamente collettiva e collaborativa della conoscenza (cfr. Sloman, S., Fernbach, P., 2017; Dominici, 2005, 2014, 2017b, 2017c, 2018). Si tratta di fratture che segnano anche le singole esistenze, la realtà e le nostre visioni della realtà. Si tratta di fratture importanti e radicate nelle culture organizzative e, perfino, in quelle scientifiche; fratture che condizionano, non soltanto l’evoluzione dei saperi e della conoscenza, ma anche le nostre abilità e capacità di abitare l’ipercomplessità e rispondere, attraverso anche i modelli culturali, alle istanze dell’incertezza, oltre che alle anomalie del vivente e del reale. Si tratta di fratture che condizionano anche, e soprattutto, le nostre esistenze e i nostri vissuti sociali e culturali, il modo stesso di concepire la vita e l’esistenza, le relazioni, l’incontro con L’Altro da Noi, il pensiero e l’azione rispetto a ciò che è e sarà sempre ingovernabile, imprevedibile, talvolta ignoto. “Dentro” e “fuori”: è tempo di abitare i confini e le tensioni che questa ipercomplessità comporta.

Perché soltanto dalla ben nota “fine delle certezze” (Prigogine) potranno generarsi conoscenza e creatività; e la conoscenza, da sempre, si annida negli errori della vita (Canguilhelm).

 

Segnalo alcuni articoli e contributi:

  • Tra conoscenza e controllo sociale (spunti per una lettura critica)

https://pierodominici.nova100.ilsole24ore.com/2014/11/05/tra-conoscenza-e-controllo-sociale-spunti-di-riflessione-per-una-lettura-critica/

  • “Per un’innovazione inclusiva**: ricomporre la frattura tra l’umano e il tecnologico”

http://www.techeconomy.it/2016/02/25/uninnovazione-inclusiva-ricomporre-la-frattura-lumano-tecnologico/

  • “Innovare significa destabilizzare”. Perché la (iper) complessità non è un’opzione

http://www.techeconomy.it/2016/04/05/innovare-significa-destabilizzare-perche-la-iper-complessita-non-unopzione/

  • “Il grande equivoco. Ripensare l’educazione (#digitale) per la Società Ipercomplessa”

https://pierodominici.nova100.ilsole24ore.com/2016/12/08/il-grande-equivoco-ripensare-leducazione-digitale-per-la-societa-ipercomplessa/

  • “La società asimmetrica* e la centralità della “questione culturale”: le resistenze al cambiamento e le “leve” per innescarlo”

https://pierodominici.nova100.ilsole24ore.com/2015/09/23/la-societa-asimmetrica-e-la-centralita-della-questione-culturale-le-resistenze-al-cambiamento-e-le-leve-per-innescarlo/

  • “L’ipercomplessità e una crisi non soltanto economica. Ripensare il sapere e lo spazio relazionale”

https://pierodominici.nova100.ilsole24ore.com/2015/07/03/lipercomplessita-e-una-crisi-non-soltanto-economica-ripensare-il-sapere-e-lo-spazio-relazionale/

  • “La condizione del sapere nella società della conoscenza: tra condivisione e riproducibilità “tecnica”(?)”

https://pierodominici.nova100.ilsole24ore.com/2015/02/20/la-condizione-del-sapere-nella-societa-della-conoscenzatra-condivisione-e-riproducibilita-tecnica/

  • La comunicazione ridotta a marketing #PianoInclinato

https://pierodominici.nova100.ilsole24ore.com/2017/02/18/la-comunicazione-ridotta-a-marketing-pianoinclinato/

Tra le interviste, condivido volentieri:

  • Intervista concessa a l’Huffington Post: “La cultura della complessità come cultura della responsabilità”

http://www.huffingtonpost.it/2017/05/04/al-festival-della-complessita-la-lezione-di-piero-dominici-il_a_22069135/

  • Intervista concessa a VITA: “Nella società ipercomplessa, la strategia è saltare le separazioni”   

http://www.vita.it/it/interview/2017/06/09/nella-societa-ipercomplessa-la-strategia-e-saltare-le-separazioni/119/

#CitaregliAutori

 

Riferimenti bibliografici (una selezione) e percorsi di approfondimento…

Riferimenti bibliografici

AA.VV.(1985), La sfida della complessità, Bocchi G. e Ceruti M. (a cura di), Bruno Mondadori, Milano 2007 .

Adorno T.W., Horkheimer M. (1947), Dialektik der Aufklärung. Philosophische Fragmente, trad.it., Dialettica dell’Illuminismo, Einaudi, Torino 1966.

Arendt H. (1951), The Origins of Totalitarianism, trad.it. Le origini del totalitarismo, Comunità, Milano 1967

Arendt H. (1958), The Human Condition, trad.it., Vita activa. La condizione umana, Bompiani, Milano 1964.

Ashby W.R., An Introduction to Cybernetics, Chapman & Hall, London 1956.

Bailey K.D. (1982), Methods of Social Research, The Free Press, New York, trad.it., Metodi della ricerca sociale, Il Mulino, Bologna 1985.

Balibar É., Cittadinanza, Bollati Boringhieri, Torino 2012.

Bateson G. (1972), Steps to an ecology of mind, trad.it., Verso un’ecologia della mente, Adelphi, Milano 1976.

Bauman Z., Lyon D. (2013), Liquid Surveillance. A conversation, trad.it. Sesto potere. La sorveglianza nella modernità liquida, Editori Laterza, Bari 2014.

Bellamy R., Citizenship. A Very Short Introduction, Oxford University Press, Oxford 2008.

Bertalanffy von L. (1968), General System Theory: Foundations, Development, Applications, trad.it., Teoria generale dei sistemi, Isedi, Milano 1975.

Bobbio N. (1984), Il futuro della democrazia, Einaudi, Torino 1995.

Boccia Artieri G., Stati di connessione. Pubblici, cittadini e consumatori nella (Social) Network Society, FrancoAngeli, Milano 2012.

Bostrom N.(2014), Superintelligence. Paths, Dangers, Strategies, trad.it., Superintelligenza. Tendenze, pericoli, strategie, Bollati Boringhieri, Torino 2018.

Byung-Chul H. (2012). Transparenzgesellschaft, trad.it., La società della trasparenza, Roma, nottetempo, 2014

Byung-Chul H. (2013), Im Schwarm. Ansichten des Digitalien, trad.it., Nello Sciame. Visioni del digitale, Nottetempo, Rome 2015.

Canfora L., La democrazia. Storia di un’ideologia, Laterza, Roma-Bari 2004.

Capra F. (1975), The Tao of Physics, trad.it., Il Tao della fisica, Adelphi, Milano 1982.

Capra F. (1996), The Web of Life, trad.it., La rete della vita. Una nuova visione della natura e della scienza, Rizzoli, Milano 2001.

Ceruti M., Il vincolo e la possibilità, Feltrinelli, Milano 1986.

Ceruti M., Evoluzione senza fondamenti, Laterza, Roma-Bari 1995.

Coleman J.S. (1990), Foundations of Social Theory, trad.it., Fondamenti di teoria sociale, Il Mulino, Bologna 2005.

Dahl R. A.(1998), On Democracy, trad.it., Sulla democrazia, Laterza, Roma-Bari, 2000.

Dahrendorf R. Dopo la democrazia, Laterza, Roma-Bari 2001.

Dal Lago A., Non-persone. L’esclusione dei migranti in una società globale, Feltrinelli, Milano 1999.

De Biase L., Homo pluralis.Esseri umani nell’era tecnologica, Codice Ed., Torino 2015.

De Kerckhove D. (1993), Brainframes Technology, mind and business, trad.it., Brainframes. Mente, tecnologia e mercato, Baskerville, Bologna 1993

De Kerckhove D. (1995), The Skin of Culture, trad.it., La pelle della cultura. Un’indagine sulla nuova realtà elettronica, Costa & Nolan, Genova 1996.

de La Boétie É. (1549-1576), Discorso della servitù volontaria, Feltrinelli, Milano2014.

Dewey J. (1916), Democracy and Education. An Introduction to the Philosophy of Education, trad.it., Democrazia e educazione. Un’introduzione alla filosofia dell’educazione, La Nuova Italia, Firenze 1992.

Diamond J.(1997), Guns, Germs, and Steel. The Fates of Human Societies, trad.it., Armi, acciaio e malattie. Breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni, Einaudi, Torino 1998 (cfr.ed.2006)

Diamond J. (2005), Collapse.How Societies Choose to Fail or Succeed, trad.it., Collasso. Come le società scelgono di morire o vivere, Einaudi, Torino 2005.

Dominici P. (1996), Per un’etica dei new-media. Elementi per una discussione critica, Firenze Libri Ed., Firenze 1998.

Dominici P., La società dell’irresponsabilità, FrancoAngeli, Milano 2010.

Dominici P.(2005), La comunicazione nella società ipercomplessa. Condividere la conoscenza per governare il mutamento, FrancoAngeli, Milano 2011 (nuova ed.).

Dominici P., Sfera pubblica e società della conoscenza, in AA.VV. (a cura di), Oltre l’individualismo. Comunicazione, nuovi diritti e capitale sociale, Franco Angeli, Milano 2008.

Dominici P., Dentro la società interconnessa. Prospettive etiche per un nuovo ecosistema della comunicazione, FrancoAngeli, Milano 2014.

Dominici P., La modernità complessa tra istanze di emancipazione e derive dell’individualismo, in «Studi di Sociologia», n°3/2014, Vita & Pensiero, Milano 2014.

Dominici P., Communication and Social Production of Knowledge. A new contract for the Society of Individuals, in «Comunicazioni Sociali», n°1/2015, Vita & Pensiero, Milano 2015.

Dominici P., Il nuovo ecosistema della comunicazione e le sfide della responsabilità/ipercomplessità, in «DESK. Rivista Trimestrale di cultura dell’Informazione», n° 4/2015, UCSI, Università “Suor Orsola Benincasa” Napoli, Roma 2015.

Dominici P., L’anello debole e le reti “fuori” dalla Rete: ripensare la cittadinanza nella Società Interconnessa, in AA.VV., La Rete e il fattore C. Cultura, complessità, collaborazione, Stati Generali dell’Innovazione, Roma 2016.

Dominici P., La filosofia come “dispositivo” di risposta alla società asimmetrica e ipercomplessa, in AA.VV., Il diritto alla filosofia. Quale filosofia nel terzo millennio?, Diogene Multimedia, Bologna 2016.

Dominici P., L’utopia Post-Umanista e la ricerca di un Nuovo Umanesimo per la Società Ipercomplessa, in «Comunicazioni Sociali», n°3/2016, Vita & Pensiero, Milano 2016.

Dominici P., Oltre la libertà …di “essere sudditi”, in F.Varanini (a cura di), Corpi, menti, macchine per pensare, Casa della Cultura, Anno 2, numero 4, Milano 2017

Dominici P., L’ipercomplessità, l’educazione e la condizione dei saperi nella Società Interconnessa/iperconnessa, in «Il Nodo. Per una pedagogia della Persona», Anno XXI, n°47, Falco Editore, Cosenza 2017, pp.81-104.

Dominici P., The hypertechnological civilization and the urgency of a systemic approach to complexity. A New Humanism for the Hypercomplex Society” in, AA.VV., Governing Turbolence. Risk and Opportunities in the Complexity Age, Cambridge Scholars Publishing, Cambridge 2017.

Dominici P., For an Inclusive Innovation. Healing the fracture between the human and the technological, in, European Journal of Future Research, Springer, 2017 – DOI: 10.1007/s40309-017-0126-4

Emery F.E. (a cura di), Systems Thinking, trad.it., La teoria dei sistemi. Presupposti, caratteristiche e sviluppi del pensiero sistemico, FrancoAngeli, Milano 2001.

Esposito R., Nove pensieri sulla politica, Il Mulino, Bologna 1993.

Ferrarotti F., La perfezione del nulla. Promesse e problemi della rivoluzione digitale, Laterza, Roma-Bari 1997.

Feyerabend P.K. (1975), Against Method. Outline of an Anarchistic Theory of Knowledge, trad.it., Contro il metodo. Abbozzo di una teoria anarchica della conoscenza, Feltrinelli, Milano 1979.

Foerster H. von (1981), Observing Systems, trad.it., Sistemi che osservano, Astrolabio, Roma 1987.

Foucault M.(1975), Surveiller et punir. Naissance de la prison, trad.it. Sorvegliare e punire. Nascita della prigione, Einaudi, Torino, 1976.

Gallino L., L’incerta alleanza. Modelli di relazioni tra scienze umane e scienze naturali, Einaudi, Torino 1992.

Gandolfi A., Formicai, imperi, cervelli. Introduzione alla scienza della complessità, Bollati Boringhieri, Torino 2008.

Gramsci A. (1°ed.1948-1951), Quaderni del carcere, Einaudi, Torino 1975, 4 voll.

Habermas J. (1962), Strukturwandel der Oeffentlichkeit, trad.it. Storia e critica dell’opinione pubblica, Laterza, Bari 1971

Habermas J. (1981), Theorie des kommunikativen Handelns, Bd.I Handlungsrationalität und gesellschaftliche Rationalisierung, Bd.II Zur Kritik der funktionalistischen Vernunft, Frankfurt am Main, Suhrkamp, trad.it. Teoria dell’agire comunicativo, Vol.I Razionalità nell’azione e razionalizzazione sociale, Vol.II Critica della ragione funzionalistica, Il Mulino, Bologna 1986.

Habermas J. (2013), Im Sog der Technokratie. Kleine Politische Schriften XII, trad.it., Nella spirale tecnocratica. Un’arringa per la solidarietà europea, Laterza, Roma-Bari 2014.

Hammersley M. (2013), The Myth of Research-Based Policy and Practice, trad.it., Il mito dell’evidence-based. Per un uso critico della ricerca sociale applicate, Raffaello Cortina Ed., Milano 2016.

Himanen P. (2001), The Hacker Ethic and the Spirit of the Information Age, trad.it., L’etica hacker e lo spirito dell’età dell’informazione, Feltrinelli, Milano 2001.

Ippolita, Open non è free. Comunità digitali tra etica hacker e mercato globale, Eleuthera, Milano 2005.

Jonas H. (1979), Das Prinzip Verantwortung, Insel Verlag, Frankfurt am Main, trad.it., Il principio responsabilità. Un’etica per la civiltà tecnologica, Einaudi, Torino 1990.

Kauffman S.A. (1993), The Origin of Order. Self-organization and Selection in Evolution, Oxford University Press, Oxford.

Kelly K. (2010), What Technology Wants, trad.it., Quello che vuole la tecnologia, Codice Edizioni, Torino 2011.

Kuhn T. (1962), The Structure of Scientific Revolution, trad.it. La struttura delle rivoluzioni scientifiche, Einaudi, Torino 1969.

Lévy P. (1994), L’Intelligence collective: pour une anthropologie du cyberspace, trad.it., L’intelligenza collettiva. Per un’antropologia del cyberspazio, Feltrinelli, Milano 1996.

Lévy P. (1997), Cyberculture. Rapport au Conseil de l’Europe, trad.it., Cybercultura. Gli usi sociali delle nuove tecnologie, Feltrinelli, Milano 1999.

Lévy P., Les Technologies de l’intelligence, trad.it., Le tecnologie dell’intelligenza, Synergon, Bologna 1992.

Longo G., Il simbionte. Prove di umanità futura, Mimesis, Milano 2014.

Lovink G., Social Media Abyss, trad.it., L’abisso dei social media. Nuove reti oltre l’economia dei like, Università Bocconi Editore, Milano 2016.

Luhmann N. (1984), Soziale Systeme, Suhrkamp, Frankfurt 1984, trad.it. Sistemi sociali. Fondamenti di una teoria generale, Il Mulino, Bologna 1990.

Luhmann N., De Giorgi R. (1991), Teoria della società, FrancoAngeli, Milano.

Lyon D. (1994), The Electronic Eye. The Rise of Surveillance Society, trad.it., L’occhio elettronico. Privacy e filosofia della sorveglianza, Feltrinelli, Milano 1997.

Lyon D. (2001), Surveillance Society. Monitoring Everyday Life, trad.it., La società sorvegliata. Tecnologie di controllo della vita quotidiana, Feltrinelli, Milano 2002.

Marshall T.H. (1950), Citizenship and Social Class and Other Essays, Cambridge University Press, Cambridge 2002

Maturana H., Varela F. (1972), Autopoiesis and Cognition. The Realization of the Living, Reidel trad.it., Autopoiesi e cognizione. La realizzazione del vivente, Venezia, Marsilio, 1985.

Merloni F. (2005), Introduzione all’e-government. Pubbliche Amministrazioni e società dell’informazione, Giappichelli, Torino.

Morin E. (1973), Le paradigme perdu: la nature humaine, trad.it., Il paradigma perduto. Che cos’è la natura umana?, Feltrinelli, Milano 1974.

Morin E. (1977), La Méthode I. La Nature de la Nature, trad. it. Il metodo 1. La natura della natura, Raffaello Cortina Editore, Milano 2001.

Morin E. (1980), La Méthode II. La Vie de la Vie, trad. it., Il metodo 2. La vita della vita, Raffaello Cortina Editore, Milano 2004.

Morin E. (1986), La Méthode III. La Connaissance de la Connaissance, trad. it., Il Metodo 3. La conoscenza della conoscenza, Raffaello Cortina Editore, Milano 2007.

Morin E. (1990), Introduction à la pensèe complexe, trad.it., Introduzione al pensiero complesso, Sperling & Kupfer, Milano 1993.

Morin E. (1991), La Méthode IV. Les idées. Leur habitat, leur vie, leurs moeurs, leur organisation, trad. it., Il Metodo 4. Le idee: habitat, vita, organizzazione, usi e costumi, Raffaello Cortina Editore, Milano 2008.

Morin E. (1994), Mes Démons, trad.it., I miei demoni, Meltemi, Roma.

Morin E. (1999a), Les sept savoirs nécessaires à l’éducation du futur, trad.it., I sette saperi necessari all’educazione del futuro, Raffaello Cortina, Milano 2001.

Morin E.(1999b), La TÊte bien faite, trad.it., La testa ben fatta, Raffaello Cortina ed., Milano 2000.

Morin E. (2001), La Méthode V. L’Humanité de l’Humanité. Tome 1: L’identité humaine, trad. it., Il Metodo 5. L’identità umana, Raffaello Cortina Editore, Milano 2002.

Morin E. (2004), La Méthode VI. Éthique, trad.it., Il metodo. Etica, Raffaello Cortina Editore, Milano 2005.

Morin E. (2015), Penser global. L’homme et son univers, trad., 7 lezioni sul Pensiero globale, Raffaello Cortina Ed., Milano 2016.

Morin E. (2017), Connaissance Ignorance Mystère, trad.it., Conoscenza Ignoranza Mistero, Raffaello Cortina Ed., Milano 2018.

Morin E., Ceruti M., La nostra Europa, Raffaello Cortina ed., Milano 2013.

Morin E., Ciurana É.-R., Motta D.R. (2003), Éduquer pour l’ère planétaire.La pensée complexe comme Méthode d’apprentissage dans l’erreur et l’incertitude humaines, trad.it., Educare per l’era planetaria. Il pensiero complesso come metodo d’apprendimento, Armando, Roma 2004.

Mumford L. (1921), The Story of Utopias, trad.it., Storia dell’utopia, Donzelli, Roma 1997 (con prefazione di F.Crespi), (1°ed.italiana dell’opera risale al 1969).

Mumford L. (1934), Technics and Civilization, trad.it., Tecnica e cultura, Il Saggiatore, Milano 1961.

Mumford L. (1967),The Myth of Machine, trad.it., Il mito della macchina, Il Saggiatore, Milano 1969.

Norris P., Democratic Deficits: Critical Citizens Revisited, Cambridge University Press, Cambridge 2011.

Nussbaum M.C. (2010), Not for Profit. Why Democracy Needs the Humanities, Princeton University Press, Princeton.

Parsons T. (1951), The Social System, trad.it., Il sistema sociale, (intr. di L.Gallino), Comunità, Milano 1965.

Popper K.R. (1934), The Logic of Scientific Discovery, trad.it., Logica della scoperta scientifica. Il carattere auto correttivo della scienza, Einaudi, Torino 1970.

Popper K.R. (1945), The open Society and Its Enemies. The Spell of Plato (vol.I), trad.it. La società aperta e i suoi nemici.Platone totalitario, Armando, Roma 1973.

Popper K.R. (1945), The open Society and Its Enemies: The High tide of prophecy: Hegel, Marx, and the eftermath (vol.II), trad.it., La società aperta e i suoi nemici: Hegel e Marx falsi profeti, Armando, Roma 1974.

Rawls J. (1971), A Theory of Justice, trad.it. Una teoria della giustizia, Feltrinelli, Milano 1982.

Rodotà S., Tecnopolitica. La democrazia e le nuove tecnologie della comunicazione, Laterza, Bari 1997.

Rodotà S., Iperdemocrazia. Come cambia la sovranità democratica con il web, Laterza, Roma-Bari 2013.

Simon H.A.(1959), Theories of Decision-making in Economics and Behavioral Science, in “American Economic Review”, 49, pp.253-83.

Simon H.A.(1962), The Architecture of Complexity, in «Proceedings of the American Philosophical Society», 106, pp.467-82

Simon H.A.(1997), Models of Bounded Rationality, Volume 3, Empirically Grounded Economic Reason, trad.it., Scienza economica e comportamento umano, Edizioni di Comunità,Torino, 2000.

Taleb N.N. (2012), Antifragile, trad.it., Antifragile. Prosperare nel disordine, il Saggiatore, Milano 2013.

Thompson J. B. (1995), The Media and Modernity. A Social Theory of the Media, trad.it., Mezzi di comunicazione e modernità, Il Mulino, Bologna 1998.

Touraine A. (2004), Un nouveau paradigme. Pour comprendre le monde aujourd’hui, trad.it., La globalizzazione e la fine del sociale. Per comprendere il mondo contemporaneo, Il Saggiatore, Milano 2008.

Veca S., Cittadinanza. Riflessioni filosofiche sull’idea di emancipazione, Feltrinelli, Milano1990;

Watzlawick P., Helmick Beavin J., Jackson D.D. (1967), Pragmatic of Human Communication. A Study of Interactional Patterns, Pathologies, and Paradoxes, trad.it., Pragmatica della comunicazione umana. Studio dei modelli interattivi, delle patologie e dei paradossi, Astrolabio, Roma 1971.

Wiener N. (1948), Cybernetics: or Control and Communication in the Animal and the Machine, trad.it., La cibernetica, Il Saggiatore, Milano 1968.

Wiener N. (1950), The Human Use of Human Beings, trad.it., Introduzione alla cibernetica. L’uso umano degli esseri umani, Bollati Boringhieri, Torino 1966.

 

N.B. Condividete e riutilizzate pure i contenuti pubblicati ma, cortesemente, citate sempre gli Autori e le Fonti anche quando si usano categorie concettuali e relative definizioni operative. Condividiamo la conoscenza e le informazioni, ma proviamo ad interrompere il circuito non virtuoso e scorretto del “copia e incolla”, alimentato da coloro che sanno soltanto “usare” il lavoro altrui. Le citazioni si fanno, in primo luogo, per correttezza e, in secondo luogo, perché il nostro lavoro (la nostra produzione intellettuale) è sempre il risultato del lavoro di tante “persone” che, come NOI, studiano e fanno ricerca, aiutandoci anche ad essere creativi e originali, orientando le nostre ipotesi di lavoro.

I testi che condivido sono il frutto di lavoro (passione!) e ricerche e, come avrete notato, sono sempre ricchi di citazioni. Continuo a registrare, con rammarico e una certa perplessità, come tale modo di procedere, che dovrebbe caratterizzare tutta la produzione intellettuale (non soltanto quella scientifica e/o accademica), sia sempre meno praticata e frequente in molti Autori e studiosi.

Dico sempre: il valore della condivisione supera l’amarezza delle tante scorrettezze ricevute in questi anni. Nei contributi che propongo ci sono i concetti, gli studi, gli argomenti di ricerche che conduco da vent’anni: il valore della condivisione diviene anche un rischio, ma occorre essere coerenti con i valori in cui si crede.

 

Buona riflessione!

Immagine: opera di Catrin Welz-Stein