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Dal “Risorgimento Digitale”, verso la “Repubblica Digitale”.Perché connessioni e tecnologia (da sempre) non bastano per abitare il cambiamento*

La (iper)complessità del cambiamento (la sua costruzione sociale e culturale) e l’urgenza di co-creare una cultura digitale e del digitale.

Lungo, lunghissimo periodo.

Come sempre, senza “tempi di lettura”.

Senza polemiche (non mi sono mai interessate), ma sono abituato, da sempre, a dire ciò che penso. E non posso non tornarci, anche in questo caso. Al termine dei brani estratti, la mia riflessione e diversi contributi, nella consueta prospettiva di offrire percorsi di lettura e approfondimento che, peraltro, coincidono con percorsi di ricerca.

 

Ripartiamo dal testo dell’articolo pubblicato sul Corriere della Sera:

Aiutare la popolazione a comprendere tutte le potenzialità di Internet, soprattutto in un momento così delicato: è l’obiettivo di Tim che, da martedì 14 aprile, lancerà Maestri d’Italia, la prima scuola online che intende portare nelle case degli italiani la cultura digitale, attraverso la testimonianza di personaggi pubblici e format di apprendimento anche per i più piccoli. L’iniziativa rientra nel più ampio progetto denominato Operazione Risorgimento Digitale, l’idea nata dall’operatore, grazie anche al supporto di istituzioni, imprese e terzo settore, per favorire la diffusione delle competenze digitali tra cittadini, privati e pubbliche amministrazioni (corsivi miei)

Il programma si rivolgerà a imprenditori, studenti, insegnanti e cittadini che potranno partecipare a interessanti lezioni e dialoghi sul digitale e sulla società, acquisendo così le nuove competenze legate al mondo di internet, ormai sempre più importanti, soprattutto in questo periodo di quarantena.

Le piattaforme su cui saranno visibili gli interventi in diretta saranno quelle di Facebook e YouTube, ma i contenuti saranno disponibili anche sul sito ufficiale e on demand sui portali della didattica online dei partner che hanno aderito all’iniziativa, come Cisco, Google, IBM e Weschool”.

[…]

E la conclusione dell’articolo: “In un momento così complicato per il Paese, Tim, dunque, arricchisce ulteriormente il suo progetto, come sottolineato dal presidente Salvatore Rossi: «Nel momento difficile che affrontiamo cresce a dismisura l’importanza del digitale e delle competenze necessarie a usarlo, a stare in rete.

Anche su questo punto, ci sarebbe da dire e scrivere moltissimo, e non è soltanto una questione di parole o concetti utilizzati. A proposito del digitale, si parla esplicitamente di “competenze necessarie a usarlo, a stare in rete”. E, così, non possono non venirmi in mente, ancora una volta, le “false dicotomie” (e, tra queste, quella tra cultura e tecnologia che presenta tutta una serie di ricadute e ripercussioni) e l’urgenza di “ricomporre la frattura tra l’umano e il tecnologico”, di cui parlo (didattica, ricerca, formazione) fin dalla metà degli anni Novanta. Partendo da una serie di presupposti forti: Tecnologia vs Cultura – Tecnologia e Cultura – Tecnologia è Cultura (Dominici, 1995 e sgg.).

Di nuovo, dall’articolo: “Operazione Risorgimento Digitale non poteva quindi fermarsi, doveva anzi accelerare. Dopo aver potenziato la capacità dei cittadini di connettersi fra loro e con la rete, abbiamo allora deciso di fare un ulteriore passo: Maestri d’Italia ci permetterà, in maniera concreta, di rafforzare il dialogo avviato con i cittadini di ogni età e in ogni angolo del Paese, dando loro informazioni e approfondimenti offerti da figure di eccellenza» (corsivi miei).

Di seguito, il link al testo dell’articolo: https://www.corriere.it/tecnologia/servizi-digitali-per-lavoratori-genitori-famiglie/notizie/tim-lancia-maestri-d-italia-scuola-online-favorire-diffusione-competenze-digitali-4cf04be0-7d55-11ea-bfaa-e40a2751f63b.shtml (Corriere della Sera, 13 aprile 2020)

_____________

Una premessa che, pur portandomi molto indietro nel tempo (studi e ricerche) ritengo necessaria e doverosa, anche in termini di approccio: «L’innovazione è processo complesso, anzi è complessità: istruzione, educazione, formazione ne devono essere gli assi portanti, non semplici “strumenti”. Ecco le sfide di un’innovazione che non può essere per pochi» (Dominici, 1995-2020)

Perché educazione è cittadinanza, educazione è possibilità di partecipazione, educazione è inclusione; e, con tutte le sfumature e le dimensioni coinvolte, Educazione è Democrazia*. E…Democrazia è complessità (1995 #CitaregliAutori). D’altra parte, non è un caso che la Democrazia, le democrazie, attraversino una fase estremamente delicata, tra transizione e declino. Si tratta di tesi e definizioni che riaffermo con forza, da molti anni, in ricerche e studi condotti, sempre consapevole di trovarmi sulle ben note “spalle dei giganti”. Nel negare o indebolire tali presupposti – strettamente legati a quelli dell’accesso e condivisione della/alla conoscenza – dobbiamo essere consapevoli che, come avviene da molto tempo, andiamo a negare e/o indebolire, in partenza, i pre-requisiti fondamentali e le possibilità, già minime, di un’innovazione inclusiva, di una partecipazione e di una cittadinanza effettive e “non eterodirette”. Così facendo, i “famosi”, e continuamente evocati, processi/cambiamenti “dal basso” sono destinati a rimanere nient’altro che “vuote parole” (NB: ricordo come il concetto di eterodirezione, che ho associato a quelli di partecipazione e cittadinanza in diverse pubblicazioni, sia stato proposto da David Riesman, 1950 #CitaregliAutori) https://www.forumpa.it/temi-verticali/scuola-istruzione-ricerca/educazione-perche-e-necessaria-una-innovazione-inclusiva/

E così, non poteva mancare…è arrivato anche il “Risorgimento Digitale” anzi, meglio, per evocare immagini e metafore ben note, è arrivata la…

Operazione Risorgimento Digitale” … che tra i tanti, e ambiziosi, obiettivi “intende portare nelle case degli italiani la cultura digitale”.

Ci sarebbe da scrivere moltissimo anche su queste poche parole.

In estremi sintesi: non so se, effettivamente, si riesca in qualche modo a “portare” la cultura, non soltanto quella “digitale” (preferisco, in ogni caso, il plurale, “culture digitali”, per tante ragioni) – e non è un problema di parole/termini.

Ma una cosa è certa o, per meglio dire, sembra essere certa: come hanno evidenziato tutte le azioni/iniziative di questi anni sul digitale (e, più in generale, sull’innovazione tecnologica), procedendo in questa maniera, lungo queste traiettorie, una “cultura” – mi ripeto -, non soltanto una “cultura digitale”, non la si crea. Tutt’al più, se le “azioni” vanno a buon fine, si impone, dall’alto, un modello di innovazione tecnologica (non sociale e culturale) che poi, si traduce nella ben nota straordinaria “opportunità per gruppi ristretti ed élites“.

Lo dichiaro subito: per carità, ben vengano anche queste iniziative che, peraltro, vedono/vedranno coinvolti autorevoli relatori ed esperte/i; iniziative/azioni che, come sempre, soltanto nel tempo, nel lungo periodo, disvelano completamente obiettivi reali e risultati conseguiti.

Per impatto/effetti/risultati conseguiti dobbiamo necessariamente attendere (per alcuni soggetti, saranno senz’altro positivi, a prescindere da altre considerazioni/valutazioni); mentre, per ciò che concerne gli obiettivi, mi sembrano chiari e in perfetta linea di continuità anche con altre iniziative del passato.

Detto questo, francamente, a me sembrano (anche) le iniziative, le logiche e le strategie (?) di sempre, sul digitale e sull’innovazione tecnologica, attuate non soltanto nel nostro Paese. Potrei dire/scrivere moltissime ‘cose’, con riferimento a questi decenni più recenti.

Il consenso, come in altre occasioni, è già larghissimo e diffuso, e la relativa “chiamata alle armi” ha già riscosso ampio credito e successo, a tutti i livelli e in tutti i settori della vita pubblica, non soltanto quello mediatico. Anche questa volta, staremo a vedere.

 

Allego alcuni contributi e percorsi di approfondimento…(una piccola selezione). Il testo è, come sempre, ricco di riferimenti bibliografici e collegamenti ad altri contributi, divulgativi e scientifici – come sempre “senza tempi di lettura”.

Oltre il potere delle parole (e degli slogan). L’educazione, l’innovazione, la democrazia…

“L’educazione digitale, la cittadinanza digitale; l’innovazione, gli innovatori, la democrazia (digitale), il “diritto a innovare”, la complessità etc. etc.…parole, parole, parole, che devono/dovrebbero trovare (almeno) una definizione/traduzione operativa”.(cit.)

“Non ci potrà essere alcuna cittadinanza digitale (o inclusione) senza garantire i pre-requisiti e le condizioni della cittadinanza, senza (almeno provare a) garantire l’eguaglianza delle condizioni di partenza, la cui assenza rende anche tutti i discorsi sulla meritocrazia pura retorica”.

P.D. (1995-96 e sgg.)

Siamo sempre lì, passano gli anni, oltre un paio di decenni, come se nulla fosse accaduto, in questo intervallo di tempo, come se nulla fosse stato rilevato per ciò che concerne le fondamentali questioni relative all’educazione, all’istruzione, alla formazione, ma soprattutto alla “povertà educativa”, all’ “analfabetismo funzionale”.

Cambiano i governi, i partiti e gli esponenti politici coinvolti; non cambiano, al contrario, esperti e studiosi arruolati, élites e reti coinvolte; allo stesso modo, non cambiano i saperi tecnici e le competenze chiamati a fornire indicazioni e possibili soluzioni (spesso si tratta – come ripeto ogni volta – di soluzioni semplici a problemi complessi, legate a logiche di breve periodo, quelle della Politica).

…e, nonostante tutto, le lusinghe e le “narrazioni” di una “democrazia digitale”, “diretta” e, quanto più possibile, semplificata, di una “cittadinanza digitale” (quale cittadinanza digitale? Se non siamo in grado di garantire neanche i pre-requisiti minimi della “cittadinanza”), di un’educazione digitale (sul cui approccio sono, da sempre, estremamente critico – come pochissimi altri, in questi anni), si mantengono forti, intatte, inalterate, non soltanto dal punto di vista mediatico e nei social.

…continuo a scrivere, studiare e fare ricerca, in maniera critica e con un approccio “altro”, da oltre vent’anni; e/ma, tra le tante ‘cose’ – ci tengo a ribadirlo – mi occupo di educazione, non di “educazione digitale”. Ed è l’educazione “il” problema, non l’educazione digitale…questioni di metodo e approccio; conseguentemente, lo ripeto ancora una volta, noi dovremmo ripensare “l’educazione” (e la formazione, oltre alla ricerca), in maniera radicale, anche, ma non soltanto, per provare ad abitare gli ambienti tecnologici e iperconnessi, per poter interagire con la straordinaria opportunità del digitale (destinata, altrimenti, a rimanere un’opportunità per pochi). Vivere e, ancora una volta, “abitare il digitale” (Dominici, 1995, 1998, 2003 e sgg.).

Al contrario, l’approccio e l’impostazione generale, le strategie, sono quelli di sempre; a conferma che, oggi, tutti parlano/scrivono di “cambio di paradigma”, di “trasformazione antropologica”, di “implicazioni etiche, epistemologiche…”, di “culture digitali”, di “ripensare l’educazione e la formazione”, perfino di “complessità”, ma – è talmente evidente – si tratta, purtroppo, soltanto di parole-chiave, che occorre usare per mostrare di essere originali, usate come etichette e slogan; si tratta di formule di successo, riprese proprio da coloro che, oltre ad aver, in alcuni/molti casi, anche ostacolato certi approcci e prospettive di studio e ricerca, proprio nelle istituzioni educative e formative (pensiero critico, visione sistemica, multidisciplinarità, interdisciplinarità, transdisciplinarità etc.), hanno sempre sviluppato altre prospettive (…), spesso riduzionistiche e deterministiche, e per tante ragioni; talvolta/spesso senza aver mai fatto (veramente) ricerca e studiato tali questioni. Media e stampa alimentano, continuano ad alimentare, con rarissime eccezioni.

E così …già si (ri)torna a parlare di “Democrazia digitale”, di una democrazia “diretta” e, inevitabilmente, semplificata; di una “Repubblica digitale”, addirittura di “inclusione digitale” (sempre pronti a lasciarsi sedurre e guidare da formule e concetti provenienti da contesti stranieri, completamente differenti), di un “divario digitale di carattere culturale”

parole, parole, parole…sembra quasi che “cambiare le parole” (fondamentale!) sia sufficiente per “cambiare le cose”, ma assolutamente non basta. Ancor di più, non bastano gli slogan o le formule ad effetto, la comunicazione che si fa marketing…poi occorre fornire continuità al livello delle azioni e della prassi.

https://pierodominici.nova100.ilsole24ore.com/2019/12/27/oltre-il-potere-delle-parole-e-degli-slogan-leducazione-linnovazione-la-democrazia/?refresh_ce=1

Lo ripropongo, pensando a tali questioni e ai nostri giorni…

I rischi di un’innovazione tecnologica senza cultura** e l’illusione di una relazione meno asimmetrica con il potere

L’innovazione tecnologica è da sempre un fattore strategico di cambiamento dei sistemi sociali e delle organizzazioni ma se non supportata da una cultura della comunicazione, da una visione sistemica della complessità e, a livello di decisore politico, da politiche sociali in grado di innescare e supportare il cambiamento culturale, si riveli sempre un’innovazione mancata (cit.). La società della conoscenza e il nuovo ecosistema globale sono destinati a diventare sempre più esclusivi e chiusi, anche in quei “luoghi” in cui non è ancora possibile erigere muri e barriere per gestire (?) la diversità, le disuguaglianze e i conflitti. La “società asimmetrica”, apparentemente aperta e inclusiva, in realtà garantisce opportunità di inclusione e mobilità solo in linea teorica e a livello di quadro giuridico di riferimento” (cit.)

https://pierodominici.nova100.ilsole24ore.com/2017/03/27/i-rischi-di-uninnovazione-tecnologica-senza-cultura-e-lillusione-di-una-relazione-meno-asimmetrica-con-il-potere/

 

Nulla sarà più come prima (?)…ma prima o poi ritorneremo al sociale

https://pierodominici.nova100.ilsole24ore.com/2020/03/28/nulla-sara-come-prima-ma-prima-o-poi-ritorneremo-al-sociale-del-valore-della-presenza-della-relazionalita-e-della-condivisione/

Queste settimane di distanziamento sociale e di quarantena, forse -meglio ancora- di auto-isolamento, oltre a farci riflettere su tante questioni fondanti relative alla nostra vita privata e pubblica; oltre a farci riflettere sulla centralità strategica della conoscenza, della condivisione della conoscenza e del “sapere condiviso” (Dominici 1998, 2003, 2008) e, ancor di più, sull’assenza di dimensioni/aspetti/fattori che, ormai, tendiamo a dare per scontate/i (su tutti, quello della nostra “libertà”, concetto complesso con numerose sfumature e accezioni e, allo stesso tempo, quello della valore imprescindibile della “relazione”), ci stanno facendo riflettere molto anche su quanto questa pandemia, nella sua dimensione globale di fenomeno sociale, stia cambiando i nostri stili di vita (non credo i valori) e le nostre aspettative.

A tal proposito, come vado sostenendo da tempo, non credo proprio che, dopo queste settimane così difficili, ci ritroveremo/risveglieremo tutti più buoni, generosi, aperti e solidali (quante narrazioni!); una società costruita/edificata su valori individualistici e utilitaristici, su una competizione senza regole, segnata da particolarismi così radicati in tutti gli strati sociali, una società articolata in élites e corporazioni (modello sociale feudale -> 1995-2018), una “società asimmetrica” – così l’ho definita – non può modificarsi, in profondità, neanche in presenza di questa pandemia. Ci sono diversi precedenti, con riferimento a disastri, catastrofi ed emergenze di varia natura: spesso si parla – a mio avviso, erroneamente – di capitale sociale… di fiducia e cooperazione, meccanismi sociali complessi che necessitano di numerosi fattori scatenanti e concause”.

Ma, in queste situazioni, il ‘vero’ collante sociale è sempre costituito dal bisogno, fondamentale e insostituibile, di sicurezza e da una solidarietà della paura, irrefrenabilmente alimentata, oltre che dalle nostre vulnerabilità e dal senso di inadeguatezza/impreparazione, anche dalla copertura mediatica, dall’ecosistema dell’informazione e, con l’avvento della cd. rivoluzione digitale, da socialmedia e ambienti iperconnessi. Con ogni probabilità (possiamo soltanto attendere lo scorrere degli eventi…anche se non sono pochi quelli che, già ora, dichiarano, “mostrano” di aver capito e saper/poter prevedere tutto) non cambieranno neanche gli attori sociali, gli individui, le persone, nonostante la viralità e l’invasività di questa pandemia sociale. Torno a ripetermi: dobbiamo/dovremmo – come ripetuto più e più volte negli anni (mai praticato, se non a livello di slogan) – pensare concretamente al lungo periodo anche, e soprattutto, per costruire una “cultura della responsabilità e della prevenzione” che, evidentemente, ha nella “cultura della complessità” un pre-requisito fondamentale (Dominici, 1995 e sgg.)”.

 

Il virus, gli anticorpi sociali e culturali e le ragioni che ci tengono intorno al focolare…

https://pierodominici.nova100.ilsole24ore.com/2020/03/08/il-virus-gli-anticorpi-sociali-e-culturali-le-ragioni-che-ci-tengono-intorno-al-focolare/

 

L’evoluzione complessa**: la civiltà tecnologica tra bisogno di sicurezza e solidarietà della paura**

 https://pierodominici.nova100.ilsole24ore.com/2015/12/23/levoluzione-complessa-la-civilta-tecnologica-tra-bisogno-di-sicurezza-e-solidarieta-della-paura/

 

TEMPI DURI, DURISSIMI … anche per il PENSIERO.

“(Continuano) Tempi duri, molto duri, per il pensiero, per chi propone un pensiero e/o un sistema di pensiero, per chi “pensa” tentando di uscire da certe narrazioni fin troppo rassicuranti o, al contrario, catastrofistiche, per chi pensa concretamente (quasi un ossimoro di questi tempi) che, per ripartire (verbo da metafora meccanicistica) e pensare davvero al “lungo periodo” si debba/si sarebbe dovuto mettere mano, in maniera radicale, all’educazione e alla ricerca sull’educazione e la didattica; tempi duri, molto duri – ed, evidentemente, non mi riferisco soltanto a queste settimane di emergenza globale, così difficili e critiche – che hanno ridato fiato e forza a vecchie narrazioni semplificatrici, riduzionistiche e deterministiche, anche del digitale e della civiltà iperconnessa.

https://pierodominici.nova100.ilsole24ore.com/2020/04/06/tempi-duri-durissimi-anche-per-il-pensiero/

 

Sempre sulla questione educativa e culturale:

Un’inclusione per pochi. La civiltà ipertecnologica verso la “società dell’ignoranza?” (cit.)

https://pierodominici.nova100.ilsole24ore.com/2018/03/08/uninclusione-per-pochi-la-civilta-ipertecnologica-verso-la-societa-dellignoranza-1996/ via Il Sole 24 Ore 

https://nextlearning.it/2017/11/02/prendersi-cura-le-due-culture/ via Next Learning

https://gianfrancomarini.blogspot.com/2016/12/nel-labirinto-della-societa.html

Il “grande equivoco” (cit.) https://pierodominici.nova100.ilsole24ore.com/2016/12/08/il-grande-equivoco-ripensare-leducazione-digitale-per-la-societa-ipercomplessa/ via Il Sole 24 Ore

https://www.huffingtonpost.it/2017/05/04/al-festival-della-complessita-la-lezione-di-piero-dominici-il_a_22069135/ via Huffington Post

Ripensare l’educazione nella civiltà iperconnessa https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/ripensare-leducazione-nella-civilta-iperconnessa-cosa-significa/ via Agenda Digitale

 

Ri-allargando (ulteriormente) lo sguardo…

“Il pericolo serio e concreto è quello di continuare a interpretare ed affrontare questa crisi, così drammatica, affidandosi a spiegazioni riduzionistiche e deterministiche e, contemporaneamente, sottovalutando la “questione culturale” e uno dei grandi “mali” del nostro tempo, ad essa correlato: l’indifferenza” Con tutti i rischi legati alla “ricerca ossessiva della semplificazione” (valore importante ma non “assoluto”, come provo a spiegare fin dalla metà degli anni Novanta), che talvolta/spesso coincide con il navigare in superficie senza… immergersi nella (iper)complessità dei problemi e della vita. (Dominici, 1995, 1998 e sgg.).

La crisi contemporanea, infatti, riguarda da vicino i sistemi di orientamento valoriale e conoscitivo, le credenze e le pratiche condivise, i meccanismi sociali della fiducia e della cooperazione su cui, non soltanto si fonda il legame sociale, ma poggia l’idea stessa di civiltà, di Persona, di dignità umana, di cittadinanza e di democrazia” (cit.).

 

L’ipercomplessità e una crisi non soltanto economica. Ripensare il sapere e lo spazio relazionale

https://pierodominici.nova100.ilsole24ore.com/2015/07/03/lipercomplessita-e-una-crisi-non-soltanto-economica-ripensare-il-sapere-e-lo-spazio-relazionale/?refresh_ce=1

 

Next Learning “Piero Dominici: viaggio nel territorio della complessità e della cittadinanza”

https://nextlearning.it/2017/09/18/piero-dominici-viaggio-nel-territorio-della-complessita-della-cittadinanza/

 

Rinvio anche a:

La società asimmetrica* e la centralità della “questione culturale”: le resistenze al cambiamento e le “leve” per innescarlo (Il Sole 24Ore, 2015)

https://pierodominici.nova100.ilsole24ore.com/2015/09/23/la-societa-asimmetrica-e-la-centralita-della-questione-culturale-le-resistenze-al-cambiamento-e-le-leve-per-innescarlo/

 

L’educazione (e/è la democrazia) … tra conformismi e propensione all’accodamento culturale

https://pierodominici.nova100.ilsole24ore.com/2020/02/09/leducazione-ee-la-democraziatra-conformismi-e-propensione-allaccodamento-culturale/  

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E già…ogni volta ci si torna…forse un giorno ce la faremo…piano piano.

Potrei ri-condividere come altri (non tanti, per la verità…) decine di articoli e saggi su tali questioni (cruciali)…ogni volta sembra che se ne prenda atto e/o che, chi lo sostenga, affermi qualcosa di rivoluzionario…ma, poi, si prosegue nelle direzioni di sempre!

La Scuola, l’Università, l’Educazione, la #Cultura “al centro”, il “Nuovo Umanesimo”, lo “Human Centric Approach” (concetti e termini in inglese, non da oggi, sempre utili e funzionali per restituire originalità e portata rivoluzionaria a temi e questioni che, evidentemente, non ce l’hanno) parole, concetti, definizioni, argomentazioni, che, a forze di ripeterle sono diventate – come spesso capita – degli slogan, delle parole-etichetta che non hanno mai trovato una loro concreta traduzione operativa; sembra che il tempo non sia mai passato…

Come scrivevo anni fa: «E, da sempre, una Scuola diseguale e non di “qualità” è il prerequisito e la miglior garanzia di definire, alimentare e riprodurre una società diseguale e, appunto, asimmetrica. L’impressione talvolta è quella di dirigerci in maniera lenta, ma inesorabile, verso una società dell’ignoranza (2009) incardinata su un modello feudale che prevede una mobilità sociale esclusivamente di tipo orizzontale. Tali questioni si vanno ad aggiungere alla ben nota correlazione esistente tra educazione e innovazione, tra educazione e inclusione, tra educazione e democrazia. Con tutti i rischi e le opportunità che la civiltà ipertecnologica porta con sé; su tutti quello della “delega in bianco” alla tecnologia rispetto alle questioni, assolutamente vitali per i sistemi sociali e le organizzazioni, riguardanti il controllo, la razionalità, la protezione, la sicurezza, la fiducia, il legame sociale. Nello sviluppare i suddetti punti, non possiamo fare a meno di considerare tutta una serie di fattori e criticità che intercettano livelli di analisi e intervento differenti non più trascurabili:

  • l’assenza di un sistema di pensiero e di una visione sistemica e la contemporanea sottovalutazione della importanza della ricerca sul pensiero e sull’educazione;
  • l’assenza di politiche (lungo periodo) relative all’istruzione, all’educazione, alla formazione, alla ricerca;
  • l’inconsistenza e l’inadeguatezza degli investimenti in istruzione, educazione, formazione e ricerca (OCSE, ISTAT etc.);
  • istruzione, educazione, formazione e ricerca, stentano ancora ad essere riconosciute (concretamente) e percepite come la vera infrastruttura del cambiamento e di un’innovazione che non può essere per pochi;
  • Scuola e Università continuano ad essere pensate, immaginate, progettate, come entità separate;
  • l’assenza di politiche di orientamento, totalmente delegate a pratiche di marketing;
  • il trionfo del principio ingannevole dell’utilità dei saperi e della conoscenza;
  • l’errore di continuare a rincorrere il mercato e le imprese, in un’epoca di rapida obsolescenza di tutte le conoscenze, le competenze, i profili formativi e professionali;
  • il dominio e l’egemonia di una cultura della standardizzazione[1] che pervade tutta la cultura della valutazione e della comunicazione; »

 

Economia e/vs Società – Società ed Economia (dico sempre: sulle spalle dei giganti, con problemi di vertigini). Vecchie e “false dicotomie”.

Sullo sfondo, quello che ho definito, in tempi non sospetti, “l’errore degli errori”.

https://www.festivalcomplessita.it/la-complessita-della-complessita-e-lerrore-degli-errori/ saggio per TRECCANI, ripreso dal sito del Festival della Complessità.

 

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Ri-condivido soltanto alcuni articoli e saggi, senza andare troppo indietro nel tempo (p.e. agli anni Novanta):

La CULTURA: “motore” del cambiamento e agente di cittadinanza. L’importanza di una visione sistemica (2015) – prima versione più asciutta è stata pubblicata su Il Sole 24 Ore nel 2014 (nei vari formati)

https://www.statigeneralinnovazione.it/online/la-cultura-motore-del-cambiamento-e-agente-di-cittadinanza-limportanza-di-una-visione-sistemica/

 

La “questione culturale” e il problema della responsabilità: il ruolo strategico di scuola e istruzione. In cerca di “teste ben fatte” (2014)

https://pierodominici.nova100.ilsole24ore.com/2014/04/19/la-questione-culturale-e-il-problema-della-responsabilita-il-ruolo-strategico-di-scuola-e-istruzione-in-cerca-di-teste-ben-fatte/

 

 

Educazione, perché è necessaria una #innovazione inclusiva – (vecchio contributo) un approccio e percorsi di #ricerca dal’95 #CitaregliAutori #MIUR #scuola #università (2016)

https://www.forumpa.it/temi-verticali/scuola-istruzione-ricerca/educazione-perche-e-necessaria-una-innovazione-inclusiva/

 

“Piero Dominici: viaggio nel territorio della complessità e della cittadinanza” via #NextLearning (conversazione in più episodi con il prof. Gianfranco Marini) (2017)

https://nextlearning.it/2017/09/18/piero-dominici-viaggio-nel-territorio-della-complessita-della-cittadinanza/

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Da una vecchia definizione ….

Come sempre, senza “tempi di lettura”

“L’innovazione è un tema cruciale per far fronte alle sfide della società ipercomplessa e della rivoluzione digitale, ma l’innovazione deve essere inclusiva e costruita dal basso e attraverso la negoziazione e può realizzarsi solo se fondata su sull’educazione e la formazione. Quando l’innovazione è calata dall’alto e segue vie esclusivamente legislative i rischi sono quelli di una “cittadinanza illusoria” e di una “innovazione tecnologica” senza cultura”. (cit. 1996 e sgg.)

Una riflessione (e un’analisi) che non può non partire da alcuni brani estratti dalla recente pubblicazione del “Rapporto Istat sulla Conoscenza 2018” e da alcune premesse fondamentali che, purtroppo, non possono mai essere date per scontate.

https://pierodominici.nova100.ilsole24ore.com/2018/03/08/uninclusione-per-pochi-la-civilta-ipertecnologica-verso-la-societa-dellignoranza-1996/

 

“Nella società ipercomplessa, la strategia è saltare le separazioni”

http://www.vita.it/it/interview/2017/06/09/nella-societa-ipercomplessa-la-strategia-e-saltare-le-separazioni/119/

 

Research since 1995: https://link.springer.com/article/10.1007/s40309-017-0126-4#Sec6  #PeerReview

 

Vi ringrazio per il tempo dedicato e Vi auguro buona/e riflessione/i.

N.B. Condividete e riutilizzate pure i contenuti pubblicati ma, cortesemente, citate sempre gli Autori e le Fonti anche quando si usano categorie concettuali e relative definizioni operative. Condividiamo la conoscenza e le informazioni, ma proviamo ad interrompere il circuito non virtuoso e scorretto del “copia e incolla”, alimentato da coloro che sanno soltanto “usare” il lavoro altrui. Le citazioni si fanno, in primo luogo, per correttezza e, in secondo luogo, perché il nostro lavoro (la nostra produzione intellettuale) è sempre il risultato del lavoro di tante “persone” che, come NOI, studiano e fanno ricerca, aiutandoci anche ad essere creativi e originali, orientando le nostre ipotesi di lavoro.

I testi che condivido sono il frutto di lavoro (passione!) e ricerche e, come avrete notato, sono sempre ricchi di citazioni. Continuo a registrare, con rammarico e una certa perplessità, come tale modo di procedere, che dovrebbe caratterizzare tutta la produzione intellettuale (non soltanto quella scientifica e/o accademica), sia sempre meno praticata e frequente in molti Autori e studiosi.

Dico sempre: il valore della condivisione supera l’amarezza delle tante scorrettezze ricevute in questi anni. Nei contributi che propongo ci sono i concetti, gli studi, gli argomenti di ricerche che conduco da vent’anni: il valore della condivisione diviene anche un rischio, ma occorre essere coerenti con i valori in cui si crede.

Un approccio e percorsi di ricerca dal’95

#CitaregliAutori

 

Immagine: opera di Jacek Yerka

 

 

 

 

Buone settimane, buon lavoro e buona ricerca a tutti/e!

 

Un approccio e percorsi di ricerca dal’95

 

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