Altro che generatività. #AI, ChatGPT e l’illusione autolesionista* di poter rendere tutto “facile”.

Ogni tanto, torno, debbo tornare su temi e questioni su cui lavoro (didattica e ricerca) e insisto da anni. Temi e questioni strettamente correlati e interdipendenti. 

Premessa (necessaria): come sottolineo da molti anni, “dietro” ad una certa visione, ormai egemone, della tecnologia/delle tecnologie, dello stesso digitale e, da qualche tempo, dell’AI – ed evidentemente “dietro” al rapporto che stiamo co-costruendo con i nuovi ecosistemi artificiali – oltre che, come sempre, interessi economici e di controllo (potere), ci sono un pensiero (?), una visione ed un’ideologia che, in tutti i campi e gli ambiti della vita organizzativa e sociale, si sono posti come obiettivo fondante e fondativo quello di poter/dover rendere e/o, quanto meno, far apparire, tutto “facile”.

Un pensiero (?), una visione e, ormai, un’ideologia che hanno prodotto una gigantesca, fantasmagorica e seducente “illusione autolesionista”: appunto, quella di rendere/far apparire tutto facile. Estremamente facile. Si tratta soltanto di una questione di tempo. Rendere/far apparire tutto facile, non soltanto con riferimento alle ben note “soluzioni semplici a problemi complessi”, di cui, peraltro, già parlavo alla metà degli anni Novanta.

Un pensiero, una visione e un’ideologia che hanno profonde implicazioni, ben al di là delle specifiche questioni che affronterò in questa breve riflessione e che meriterebbero ben altro approfondimento, anche in sede di divulgazione. In ogni caso, non smetterò mai di tornarci sopra.

Oltretutto, questa visione e questo approccio alla e sulla tecnologia continuano a condannarci ad una condizione di perenne “ritardo culturale”, e non soltanto per ciò che concerne le istituzioni educative e formative, e la stessa ricerca scientifica.

Istituzioni educative e formative che, da sempre, continuano ad essere ancorate – per ragioni ben note (ancora una volta, potere e controllo delle poche risorse disponibili) – a rigide logiche di separazione e reclusione dei saperi e delle competenze – oltre che a riduzionismi, determinismi e mono-disciplinarismi vari – e che, al di là di tante dichiarazioni ad effetto e sofisticate campagne di marketing/comunicazione, continuano a ri-produrre modelli, schemi e architetture, non  soltanto didattico-formativi, ormai mostratisi del tutto inadeguati e sterili rispetto alla (iper)complessità della realtà che ci circonda e proviamo ad abitare**.

E così…(appunto) tutto dev’essere “facile” e a portata di mano.

Al di là di scenari e prospettive possibili, ancora tutti da delinearsi (anche guru e visionari stanno faticando a proporre qualcosa di realmente incredibile, fantasmagorico…le “nuove narrazioni”), una ‘cosa’ è/sembra essere certa: #ChatGPT sta dando un grande, grandissimo, aiuto/supporto a tutti quelli che (non sono pochi) non scrivono/non realizzano – non ci provano neanche – un articolo, un documento, un testo qualsiasi, un progetto, perfino un libro (testi sia divulgativi che scientifici) senza, prima di tutto (anche prima dello studio e della ricerca necessari – non ci sono scorciatoie), parafrasare, in maniera più o meno sofisticata, articoli e pubblicazioni che li hanno – diciamo così – ispirate/i (eufemismo).

E, soprattutto, sta offrendo un grande, grandissimo, aiuto, supporto e contributo anche a tutte/i coloro – la maggioranza, anche tra chi studia e fa ricerca su tali temi e questioni #educazione #didattica #apprendimento #education #generativeAI #DigitalEducation #DigitalLearning – che intendono i processi di evoluzione (non lineare), crescita, trasformazione e avanzamento nel pensare, nella produzione di pensiero/di pensieri, nell’apprendimento, nella didattica e, più in generale, nell’educazione e nella formazione, come processi sostanzialmente di semplificazione, di facilitazione, addirittura, di eliminazione di qualsiasi riflessione (lentezza), incertezza, dubbio, conflitto, sacrificio, impegno e fatica nelle medesime attività.

 

E, così, procedendo in queste direzioni…

Altro che quella necessaria, urgente, educazione ad apprendere attraverso l’errore (tema di cui tutti parlano … oggi) e al confrontarsi con l’Altro da noi; altro che quell’educazione necessaria, urgente, a non accettare passivamente gli accadimenti della vita e, nello specifico, della vita sociale, lavorativa e professionale; e, potranno sembrarvi scollegati i due aspetti della questione – ma, a mio avviso, è esattamente il contrario – altro che quella capacità di sacrificarsi, lottare e affrontare le difficoltà, gli ostacoli, le ingiustizie, le possibili discriminazioni che la vita, inevitabilmente, porrà di fronte al cammino di tutti noi esseri umani e, in particolare, delle nuove generazioni.

La tecnologia risolverà ogni problema per noi umani, anche in termini di responsabilità. Questa, la narrazione egemone! E sia chiaro – meglio esplicitarlo, ogni volta – questa non è un discorso “contro” le tecnologie. Il problema sono gli esseri umani e loro scelte, i loro obiettivi, i loro fini.

Tutto dev’essere, in questa prospettiva, non soltanto semplificato (ripeto sempre la mia formula: l’opposto della complessità non è la semplificazione, bensì il riduzionismo…ma, allo stesso tempo, non tutto è semplificabile!), tutto dev’essere “facilitato” (in primis, le materie considerate “difficili” e…pertanto, secondo queste logiche, “inutili”… che rallentano…) e, possibilmente, accompagnato da “effetti speciali” che, oltretutto, non possono che continuare a ri-produrre confusione con le dimensioni epistemologiche e metodologiche dei problemi educativi e formativi affrontati. Per non parlare delle possibili ricadute in termini anche, e soprattutto, di capacità cognitive.

Ma, tornando a #ChatGPT e, più specificamente, alle possibilità di ri-elaborazione e/o sofisticato plagio. Già vent’anni fa, dicevo, li ho chiamati e definiti “i Grandi Maestri della Parafrasi” (#CitaregliAutori).

Avevo pensato/provato a chiamarli anche “Nuovi Amanuensi”, ma mi sono reso conto, subito dopo, che avrei fatto un torto agli #Amanuensi che, come noto, hanno svolto funzioni essenziali per la cultura e il sapere, pur se in altre epoche.

Ormai, dopo tanti anni di praticantato e qualche “incidente di percorso” (ogni tanto gli è andata male e sono stati costretti a riconoscere le gravi scorrettezze – in molti casi si configurano come reati), i “Grandi Maestri della Parafrasi” sono diventati talmente abili e preparati, nell’arte (?) della parafrasi, che, attualmente, riescono, quasi sempre, a sfuggire anche ai controlli dei ben noti software anti-plagio.

Una questione che, ormai, per ciò che concerne l’Università, riguarda anche, nello specifico, le tesi di laurea e la conseguente/successiva attribuzione dei relativi titoli di studio.

 

Il Tempo.

In ogni caso, il grande vantaggio/alleato di cui godono i “Grandi Maestri della Parafrasi” – e, più in generale, gli “acritici apologeti” di tale paradigma/ideologia – è (sempre e da sempre) il tempo: non c’è più il tempo di leggere, studiare, approfondire – in maniera completa – i testi e le questioni. Non c’è più il tempo neanche di verificare le fonti e gli stessi #Autori #Autrici.

Inoltre, a lungo andare, tra le tante ricadute ed implicazioni negative, non soltanto per i saperi e la cultura, perfino tra studiose/i, intellettuali, e ricercatori/ricercatrici, sta diventando sempre più difficile (o lo appare) riconoscere/distinguere la vera creatività e originalità di studi, pubblicazioni, ricerche. Un danno enorme, incalcolabile, non soltanto per le Comunità scientifiche, oltre che per le stesse democrazie.

Già non c’è tempo, sembrerebbe proprio che non ci sia più. O, quanto meno, la mancanza di tempo è la scusante addotta, quasi ossessivamente, per giustificare la carenza di studio, preparazione, approfondimento, aggiornamento (continuo) ma, anche e soprattutto, l’assenza di impegno, serietà e correttezza.

D’altra parte, per potersi presentare e accreditare come “esperte/i di tutto” e, più in generale, sempre in grado di affrontare/analizzare qualsiasi tema/questione/problema, non è consentito alcun “rallentamento”.

Occorre essere sempre “veloci”, super veloci, super efficienti (?) e “pronti su ed a tutto”. Questione di sopravvivenza: il rischio di perdere l’inerzia e di non cavalcare le onde della visibilità e della popolarità, non soltanto mediatiche e dei/nei social, è sempre molto alto.

Troppo lunga (tempo) e, soprattutto, di grande sacrificio la via dell’analisi (seria e rigorosa), dello studio, della preparazione, della comparazione, dell’approfondimento, delle ricerca faticosa; una ricerca faticosa, ma straordinariamente affascinante e motivante.

Un discorso che arriva da lontano… e allargando lo sguardo. “Fatica”, “sacrificio”, “impegno”, “riflessione”, “metodo”, “tempo”: parole, concetti, comportamenti, processi che, sempre più, nonostante la loro straordinaria valenza anche educativa, sembra debbano essere definitivamente banditi, oltre che dalle istituzioni educative e formative, dagli stessi processi educativi e formativi.

Quasi tutte le volte che si affrontano le questioni relative alla didattica ed all’apprendimento, la sensazione è che il primo obiettivo sia sempre quello di rendere “facile” e “agevole” tutto, non soltanto l’apprendere e lo studiare.

Troppo lunga, dispendiosa e faticosa la via che porta al pensare e/o al tentativo di realizzare “qualcosa” di (almeno un po’) più originale. Nella consapevolezza (spesso latente e/o latitante) di essere sempre sulle ben note “spalle dei giganti”; nella consapevolezza che la ‘natura’, di ciò che indichiamo/definiamo/riconosciamo come “conoscenza”, è sempre condivisa e collettiva.

Discorso a parte, meriterebbe la questione della “soddisfazione”(?) nel realizzare e, successivamente, presentare/accreditare come “propri” uno studio/un lavoro/una pubblicazione/un progetto/un’opera etc. che sono stati, anche maldestramente, realizzati senza alcun contributo personale, anzi!

Recupero le parole di (molti) anni fa…sempre a proposito del fenomeno diffusissimo e legittimato, anche nell’ecosistema della produzione scientifica e, più in generale, intellettuale:

«Ma la ‘cosa’ che continuo a non capire è soprattutto la seguente. A tutti i livelli di discorso e in tutti i settori della vita sociale, e non soltanto intellettuale, culturale, della ricerca, più in generale, non soltanto lavorativa e professionale, che soddisfazione possa dare presentare, veder riconosciuto e, magari, apprezzato (talvolta, anche con premi e riconoscimenti) un lavoro, una fatica, uno sforzo che non sono i tuoi/i propri, davvero non si riesce a comprenderlo.

Che valore possano avere lavori, progetti, pubblicazioni e risultati conseguiti senza alcun sacrificio o, comunque, con poco impegnose non quello di rielaborare il lavoro e le fatiche altrui? Parlo, evidentemente, per sé/per loro stessi…»

 

La “cultura della furbizia” come vera metastasi

Andando alla radice delle questioni, il “dato di fatto” (la “variabile”), con cui dobbiamo fare i conti (da molto tempo) è, pertanto, il seguente: non è assolutamente semplice il contrasto (anzi!) ad una “cultura della furbiziache si radica, anche e soprattutto, nei processi educativi e che, in tutti gli ambiti e i settori della vita pubblica, costituisce la vera “metastasi” di un Paese che aspira a migliorarsi e, per farlo, deve costruire, concretamente, una “cultura della responsabilità” e – strettamente correlata e interdipendente a questa – una cultura della legalità. Ci siamo tornati negli anni e ci torneremo ancora.

E da ciò si comprende bene (anche) come, quelli che chiamo, da sempre, i “Grandi Maestri della parafrasi”, sappiano di godere, non soltanto di una certa impunità e di una notevole legittimazione (se una “cosa” la fanno più o meno tutti… si può fare); le stesse case editrici, in Italia, nonostante io stesso le abbia sollecitate più volte, spesso neanche si dotano dei software anti-plagio che, peraltro, come denuncio da anni, “contro” la parafrasi, più o meno sofisticata, nulla possono. Nulla.

Di recente, come già accennato, lo sto verificando anche nella correzione/revisione delle tesi di laurea. Con #ChatGPT se ne vedono di tutti i colori e se ne vedranno sempre di più.

 

Al solito, il problema non è #ChatGPT … sono gli umani! Meglio esplicitarlo ogni volta.

Come già detto: i “Grandi Maestri della Parafrasi” hanno l’enorme vantaggio (?) che, in tutti settori della produzione intellettuale, scientifica e culturale, nessuno (così si “racconta”) ha più il tempo di studiare, verificare, approfondire, comparare; e, così, la ricerca di “scorciatoie” è divenuta ossessiva e indicativa di un utilizzo limitato e maldestro delle tecnologie e dello stesso digitale.

Se a ciò aggiungessimo (e siamo costretti a farlo) l’aspirazione, talvolta la presunzione, di voler apparire e/o accreditarsi come “esperte/i di tutto”, seguendo ogni moda, trend e/o argomento del momento…

Un discorso e una serie di questioni assolutamente fondamentali anche, e soprattutto perché, al di là di tante parole e “buone intenzioni”, i messaggi impliciti che arrivano alle nuove generazioni, sono devastanti! Il confine tra “cultura della furbizia” e “cultura della (il)legalità” è estremamente sottile!

E, soprattutto, il meta-messaggio che si vuole far passare, a tutti i livelli di analisi e della prassi, è che nella civiltà dell’automazione, della simulazione e della ipervelocità, oltre alla possibilità di eliminare l’errore e l’imprevedibilità dalle nostre organizzazioni e dalle nostre stesse vite, ancora una volta facilitando ogni azione e processo, anche le responsabilità di scelte (più o meno) importanti potranno essere completamente delegate alla tecnologia e, in particolare, ai sistemi di intelligenza artificiale.

 

Questione educativa e questione culturale da sempre!

Insomma, su numerose questioni e non soltanto su quelle oggetto di questa riflessione, potremmo affermare: (allora) problemi destinati a scomparire…tanto già oggi ci pensa, e sempre più in futuro, ci penserà #ChatGPT e, più in generale e relativamente a numerose altre problematiche, l’Intelligenza Artificiale (lo ricordo: straordinaria opportunità); e, così, accade che in tanti, anche tra i super esperti, raccontino che non sarà neanche più responsabilità degli Esseri Umani (?). Tuttavia, almeno per chi scrive, non è e non sarà/non potrà mai essere così. Ci sono tornato molte volte negli anni, nell’ambito di pubblicazioni scientifiche internazionali (anche datate!).

Al momento, infatti, appare fin troppo evidente come (quasi?) tuttianche tra chi studia e fa ricercaparlino, da anni, di “Etica dell’Intelligenza Artificiale”…(ne ho dibattuto anche in recenti conferenze internazionali). Un concetto ed una definizione, già di per sé, fuorvianti e che, oltretutto, traducono/evidenziano la poca consapevolezza dell’inadeguatezza dell’approccio che è dietro tale visione egemonica.

 

Epilogo. Cultura della furbizia e questione educativa.

Non è inutile ripetermi. Sullo sfondo di tali umane vicende, ancora una volta, è la (gigantesca, oltre che atavica) questione educativa: come si possa anche soltanto pensare di educare e preparare alla vita (formula generica, che uso soltanto per ragioni di estrema sintesi) i nostri giovani facendo arrivare loro il messaggio, forte e chiaro, che, in tutti gli ambiti della vita non soltanto lavorativa e professionale, “tutto” sia “facile” o che possiamo, comunque e sempre, rendere (far apparire) tutto facile; facendo arrivare loro il messaggio, forte e chiaro, che, ogni volta che si presenta un “ostacolo” (sempre), meglio non affrontarlo, evitarlo, o comunque, sempre meglio trovare i modi/il sistema per aggirarlo.

Altro che apprendimento, preparazione, generatività, educazione…alla vita ed all’incontro con l’Altro da Noi. Per non parlare del rapporto con l’incerto, l’indeterminato e l’imprevedibile, tipiche dimensioni del Sociale e dell’Umano.

 

CONTINUA

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Sempre sui “Grandi Maestri… della parafrasi”. Della creatività e originalità.

Ogni tanto… costretto a tornarci sopra…..

#CitaregliAutori ….almeno quando si usano concetti (con definizioni operative che sono frutto di studi e ricerche) o si decide di parafrasare, in maniera maldestra, i testi.

Una battaglia (apparentemente, non importante…) che porto avanti da sempre, che dobbiamo/dovremmo continuare a portare avanti. Verrebbe da lasciar perdere, considerati i tantissimi casi e la diffusa legittimazione ricevuta da certe pratiche, anche nel campo delle pubblicazioni scientifiche.

Tuttavia, non è possibile, per tante ragioni. E perché sono numerose le implicazioni legate a certe pratiche scorrette e irresponsabili.

Anche se, in tantissime occasioni, in cui anche Colleghi e Amici mi hanno segnalato e mi segnalano (non da oggi), ho sempre preferito sorvolare; d’altra parte, se i primi ad esserne soddisfatte/i sono proprio loro c’è ben poco da farsi: quelli che, da sempre, chiamo i “Grandi Maestri della Parafrasi”, evidentemente, provano soddisfazione – e non profondo disagio – nell’auto-attribuirsi il lavoro e la fatica degli altri.

Dicevo: in pochi casi, si è costretti ad andare oltre, la maggior parte delle volte, invece, si lascia perdere oppure, come spesso ho fatto, ho scritto/contattato chi di dovere, ottenendo le doverose modifiche e integrazioni.

Ciò nonostante, però, ci sono ‘casi’ in cui, al di là della scelta di agire oppure no, la delusione è, comunque grande.

Perché, le scorrettezze, la scorrettezza in genere (in tutti i campi della prassi sociale) o, comunque, la poca attenzione/il poco rispetto per la correttezza, quindi, per l’Altro, mi lasciano, comunque e sempre, profonda amarezza.

Personalmente, da sempre, cito gli Autori anche quando non è/non sarebbe necessario o anche quando le mie argomentazioni mi permetterebbero di non evocarli; perché – penso sempre e da sempre – sono “varchi” e ulteriori traiettorie di approfondimento, che si aprono o potrebbero aprirsi per chi legge, studia, vive.

È il cammino, non lineare, e la natura stessa della conoscenza: condivisa e collettiva. Ancora una volta, dimensione sistemica e relazionale. A tutti i livelli ed in ogni situazione.

Già…chissà quanto tempo trascorrono, certe Persone, a copiare con stile e parafrasare il lavoro (articoli, studi e ricerche) e il pensiero degli altri; credo che, se passassero almeno un po’ di questo tempo a leggere, studiare, prepararsi, riflettere, pensare, confrontarsi, volare con il pensiero, con ogni probabilità, riuscirebbero a creare qualcosa di (realmente) interessante.

Il tempo, variabile decisiva. Serve tempo per pensare, analizzare, studiare, approfondire, fare ricerca, diventare esperte/i. Tempo, tempo, occorre. Tanto tempo, ancor di più, per diventare studiose/i e/o esperte/i di qualcosa. Al contrario, tutti gli ecosistemi sociali sono progettati e costruiti sulla (iper)velocità.

Già …il tempo: non c’è…secondo certe logiche dominanti, bisogna fare in fretta, essere sempre i primi a pensare/dire/scrivere (velocità vs riflessione), bisogna “eccellere” sempre in tutto (e ci sono premi e classifiche su tutto), mostrarsi, comunque e sempre, sicuri; sempre con le “soluzioni” semplici, a portata di mano; bisogna mostrarsi e apparire capaci di tenere tutto sotto controllo; sempre in grado di avere delle soluzioni (semplici) per ogni problema (complesso).

(Quasi) Nell’era dell’ipervelocità (ma non è e non può essere una buona ragione), tutte/i costretti (?) a presentarsi/diventare esperti di tutto e in tutto, nell’ambito di una competizione senza regole e di una corsa incessante, senza pause, nella quale la propria vita privata è elemento strategico per la costruzione del personaggio pubblico (non necessariamente famosa/o a livello mediatico e/o nei social). Ipervelocità e parametri/criteri/indicatori quantitativi per misurare e valutare (?) tutto! Ci siamo tornati spesso negli anni (cfr. concetto e definizione operativa di “dittatura della concretezza”).

Meccanismi all’origine della stessa civiltà della (dis)informazione e di certe dinamiche nei social e nella vita “là fuori: poca la consapevolezza, almeno dichiarata, che si tratti  di dinamiche (sempre) attivate e alimentate dalle persone.

E, così, il Pensare, i pensieri, la riflessione (anche su noi stessi), lo studio, la ricerca, l’esperienza, la creatività, il cambiamento: tutto tende a perdere il suo significato più profondo e domina esclusivamente il principio di “utilità”, principio ingannevole su cui, peraltro, negli ultimi decenni, abbiamo contro-riformato le nostre amate istituzioni educative e formative, e lo stesso ecosistema della ricerca scientifica. Tempo, già il tempo…

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Considerazioni sparse e rapide…

#CitaregliAutori

Ogni tanto, costretto a tornarci sopra…

(Ripropongo…)

“Come non mi stanco di ripetere da tanti anni, si tratta di pratica/pratiche diffusissima/e e, purtroppo, legittimata/e…articoli, libri, pubblicazioni di ogni genere (scientifiche e non), corsi di formazione etc.

Ma il “copia e incolla” – torno a ripetermi – è molto sofisticato, sfugge a sguardi/letture superficiali: i testi vengono parafrasati e rielaborati, in maniera davvero sofisticata, talvolta goffa, anche se utile/funzionale a “passare” eventuali letture e controlli (?) – che, la maggior parte delle volte, neanche si fanno – fatti, quando utilizzati (quasi per niente nel nostro Paese), attraverso software anti-plagio. Ma, nella maggior parte dei casi, non si riportano i brani copiati tali e quali all’originale.

💥 C’è anche chi cita tutti, ma proprio tutti (si fa per dire),tranne Autori e opere “ispiratrici”…. a voler comunicare “hai visto? Io cito gli autori” e, talvolta, ne cito anche tanti (ci sarebbe da dire molto anche sui “perché” delle citazioni).

💥 Che, in ogni caso, è comunque meglio di chi vuol far credere che sia “tutta farina del proprio sacco”.

💥 Discorso a parte meritano le citazioni indirette: il riferimento bibliografico, in questi casi, viene spesso posizionato in maniera non corretta e rigorosa; un espediente che porta a fare, volutamente, confusione tra gli Autori …

Un grande “lavoro” – molto scorretto e indicativo del valore, non soltanto degli Autori, me delle stesse Persone – viene fatto anche sui concetti e le loro definizioni operative…

💥 E che cosa non si inventino pur di non citare le opere e gli Autori che hanno “ispirato” i loro (?) testi…quanta fantasia (?)…

Oltre all’incoerenza che, molto spesso, emerge tra i comportamenti e le parole, i temi, i valori, i principi di cui si parla magari anche negli stessi testi (nel senso più ampio del termine).

E, da sempre… ho sempre pensato che, al di là di qualsiasi settore/campo d’azione/ruolo/responsabilità/situazione, chi è in grado di auto-attribuirsi qualcosa (non solo in termini di opere della creatività e dell’ingegno, della ricerca e dello studio) – prendendosi meriti e riconoscimenti che non gli/le spetterebbero – sia anche capace e in grado di operare qualunque tipo di scorrettezza, oltre che di dichiarare il falso in qualsiasi contesto/situazione, anche in atti pubblici e procedure di varia natura.

💥 Desidero aggiungere: i casi – ripeto – sono tantissimi (neanche parlo, in questo caso, di ciò che avviene nei social e online) anche perché, per tante, tantissime, ragioni, sono pochi coloro che si leggono/possono leggersi articoli, libri, testi fino in fondo, avendo anche il tempo per studiare, fare confronti e approfondire, cercare e ricercare. Occorre tanto tempo, preparazione e aggiornamento continuo.

E così diventa davvero difficile, anche, ma non soltanto, per questioni di tempo, analizzare, approfondire, verificare, confrontare, comparare e (soprattutto) valutare bene il “valore”, la “qualità”, il livello, l’originalità, il metodo, l’approccio etc. etc. etc. di idee, articoli, teorie, libri, monografie, studi, ricerche, progetti di ricerca, progetti formativi, corsi etc.

💥 Rilevo, non da oggi, una grandissima leggerezza (?) nell’attribuire “etichette” di originalità, di straordinarietà, e perfino di carattere “rivoluzionario”, a idee, “visioni”, “narrazioni”, teorie, studi, ricerche, libri, pubblicazioni, corsi etc. che di originale e realmente innovativo hanno davvero ben poco.

La loro “originalità” è legata a tanti fattori (comprese le strategie di marketing, la visibilità mediatica e online, dinamiche di dominio, etichette varie e dinamiche e reti sociali di riconoscimento e sostegno etc.), ma, certamente, non all’impegno, al rigore metodologico, al sacrificio, allo studio e alla ricerca (a tutti i livelli e in qualsiasi ambito), all’immaginazione, alla creatività e alla fantasia (che non scaturiscono mai dal nulla); all’esperienza, alla preparazione che richiedono tempo e anni di lavoro e, appunto, d’impegno.

Temi e questioni che riguardano i complessi “universi” dell’educazione, della formazione, della didattica e della ricerca, dell’informazione e della comunicazione.

Ne ho scritto e discusso molto; e c’era anche chi prendeva in giro, chi ridimensionava il problema, tuttora si cerca di parlarne e scriverne il meno possibile; un problema (una serie di problemi) che è molto preoccupante e con derive ed effetti non immediatamente evidenti, ma profondi, per tutto l’ecosistema della cultura.

Una questione complessa, spesso sottovalutata, ma profondamente indicativa…

E, da anni, vado avanti anche con #CitaregliAutori

Continuerò a parlarne e discuterne in tutte le sedi e non mi stancherò mai di ripeterlo: anche le case editrici dovrebbero attrezzarsi e (almeno) provare a contrastare il fenomeno; è in gioco anche la loro credibilità e autorevolezza (e non mi riferisco soltanto a quelle scientifiche; ma, chi collabora/lavora con riviste scientifiche internazionali sa bene quanta attenzione ci sia a tali questioni, anche se i casi e le scorrettezze non mancano mai; ci sarebbe moltissimo da dire sui casi di “copia e incolla” legati a testi tradotti in e da altre lingue).

C’è (anche) molta superficialità e leggerezza, dinamiche e routines produttive che, almeno in apparenza, non possono essere arrestate (?) e che nessuna procedura o normativa può garantire, fino in fondo, nella loro correttezza. Contano le Persone, le relazioni sistemiche, il contesto culturale di riferimento.

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Di seguito, il testo scritto che sono stato “costretto” ad inserire al termine di tutti contributi di carattere divulgativo che pubblico attraverso vari “canali” e strumenti.

N.B. Condividete e riutilizzate pure i contenuti pubblicati ma, cortesemente, citate sempre gli Autori e le Fonti anche quando si usano categorie concettuali e relative definizioni operative. Condividiamo la conoscenza e le informazioni, ma proviamo ad interrompere il circuito non virtuoso e scorretto del “copia e incolla” (un “copia e incolla” molto sofisticato), alimentato da coloro che sanno soltanto “usare” il lavoro altrui.

Le citazioni si fanno, in primo luogo, per correttezza e, in secondo luogo, perché il nostro lavoro (la nostra produzione intellettuale) è sempre il risultato del lavoro di tante “persone” che, come NOI, studiano e fanno ricerca, aiutandoci anche ad essere creativi e originali, orientando le nostre ipotesi di lavoro.

I testi che condivido sono il frutto di lavoro (passione!) e ricerche e, come avrete notato, sono sempre ricchi di citazioni. Continuo a registrare, con rammarico e una certa perplessità, come tale modo di procedere, che dovrebbe caratterizzare tutta la produzione intellettuale (non soltanto quella scientifica e/o accademica), sia sempre meno praticata e frequente in molti Autori e studiosi.

Dico sempre: il valore della condivisione supera l’amarezza delle tante scorrettezze ricevute in questi anni. Nei contributi che propongo ci sono i concetti, gli studi, gli argomenti di ricerche che conduco da vent’anni: il valore della condivisione diviene anche un rischio, ma occorre essere coerenti con i valori in cui si crede”.

Buono studio e buona ricerca a tutti, ancor di più a tutte/i coloro che praticano la correttezza e la responsabilità verso gli Altri, verso la propria professione, verso la conoscenza e la cultura.

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Sulle “Figure Ibride” (1995-1996)…per esempio.

Approfitto per ricordare, e condividere, di aver proposto concetto e, soprattutto, definizione operativa di “Figure ibride” “Hybrid Figures” alla metà degli anni Novanta (poi ripresi anche in successive pubblicazioni, divulgative e scientifiche).

Concetti e definizioni operative, studi e ricerche spesso ‘attenzionati’ e ripresi senza citazioni e rif. bibliografici (non mi riferisco, evidentemente, al testo dell’intervista che, peraltro, pur utilizzando il concetto, ne offre una visione/approccio differente, proprio relativamente all’ibridazione); mi riferisco non soltanto alle pubblicazioni in italiano, avendo pubblicato in inglese e altre lingue.

Concetti e definizioni operative spesso anche interpretate male (p.e. le “figure ibride” non sono “tuttologi”, come tento di ripetere da oltre vent’anni, anzi!).

Condivido volentieri, in tal senso: su concetto e def. operativa di “figure ibride””Hybrid Figures” (Dominici 1995 e sgg.) il testo di un’intervista e due tra gli articoli scientifici:

‪ 👉 https://www.morningfuture.com/it/article/2018/02/16/professioni-manager-della-complessita-piero-dominici/212/

‪L’intervista è stata tradotta in diverse lingue

‪👉 https://www.morningfuture.com/en/article/2018/02/16/job-managers-of-complexity-piero-dominici/230/

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Tra le pubblicazioni scientifiche:

‪👉 #PeerReviewed https://link.springer.com/article/10.1007/s40309-017-0126-4  in European Journal of Future Research

“Educating for the Future in the Age of Obsolescence”

This article, was peer-reviewed and selected as one of the outstanding papers presented at the 2019 IEEE 18th International Conference on Cognitive Informatics & Cognitive Computing (ICCI*CC)

🍀👉 Link to Pdf: http://www.cadmusjournal.org/files/pdfreprints/vol4issue3/Educating-for-the-Future-in-the-Age-of-Obsolescence-PDominici-Cadmus-V4-I3-Reprint.pdf

 

Cui aggiungo…

Il grande equivoco. Ripensare l’educazione (#digitale) per abitare* la Società Ipercomplessa

https://pierodominici.nova100.ilsole24ore.com/2016/12/08/il-grande-equivoco-ripensare-leducazione-digitale-per-abitare-la-societa-ipercomplessa/

Saggio/Voce per #Treccani

La complessità della complessità e l’errore degli errori | #CitaregliAutori #complexity #educazione #formazione #ricerca #FigureIbride #FalseDicotomie (1995 e sgg.)

👉 http://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/speciali/digitale/5_Dominici.html

E, come sempre, per chi volesse ulteriormente approfondire, una breve selezione di pubblicazioni scientifiche.

 

I share with pleasure a short selection of scientific publications:

1.”The weak link of democracy and the challenges of educating toward global citizenship. Prospects (2022). UNESCO

Here’s the link: https://link.springer.com/article/10.1007/s11125-022-09607-8#citeas

Springer Nature – #PeerReviewed

👉 https://doi.org/10.1007/s11125-022-09607-8

 

2.Dominici, P. (2022). “Beyond Black Swans. Managing Complexity: A Contradiction in Terms?” In: Perko, I., Espejo, R., Lepskiy, V., Novikov, D.A. (eds) World Organization of Systems and Cybernetics 18. WOSC 2021. Lecture Notes in Networks and Systems, vol 495. Springer, Cham.

👉 https://doi.org/10.1007/978-3-031-08195-8_12

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Research Article

3.”The Digital Mockingbird: Anthropological Transformation and the “New Nature”, in World Futures.The Journal of New Paradigm, Routhledge, Taylor & Francis, Feb. 2022.

#PeerReviewed Routledge

https://doi.org/10.1080/02604027.2022.2028539

Link to Pdf https://www.academia.edu/71030619/Research_Article_The_Digital_Mockingbird_Anthropological_Transformation_and_the_New_Nature

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4.”La Gran Equivocación: Replantear la educación y la formación virtual para la “sociedad hipercompleja”, in “Comunicación y Hombre”.Número 18. Año 2022

👉https://doi.org/10.32466/eufv-cyh.2022.18.701.23-38

👉 https://academia.edu/resource/work/71194859

#PeerReviewed

5.”Beyond the Darkness of our Age. For a Non-Mechanistic View of Complex Organization as Living Organisms” in RTSA

👉 http://rtsa.eu/RTSA_2_2022_Dominici.pdf?fs=e&s=cl #PeerReviewed

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6.”From Below: Roots and Grassroots of Societal Transformation, The Social Construction of Change”, in CADMUS, 2021 #PeerReviewed

http://cadmusjournal.org/article/volume-4/issue-5/essay5-social-construction-change

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7.”Educating for the Future in the Age of Obsolescence”,

This article was peer-reviewed and selected as one of the “outstanding papers” presented at the 2019 IEEE 18th International Congress.

👉 https://academia.edu/resource/work/44784439

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8.”For an Inclusive Innovation. Healing the fracture between the Human and the technological*”  ‪#PeerReviewed

“Objects as Systems. The strategic role of Education”

👉 https://link.springer.com/article/10.1007/s40309-017-0126-4/    in European Journal of Future Research, SPRINGER Edu

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9.”A New Paradigm in Global Higher Education for Sustainable Development and Human Security”, November, 2021 | BY G.JACOBS, J. RAMANATHAN, R. WOLFF, R.PRICOPIE, P.DOMINICI, A.ZUCCONI, in CADMUS, Vol.IV, 2021.

👉 https://www.cadmusjournal.org/article/volume-4/issue-5/new-paradigm-global-higher-education

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10.”Controversies on hypercomplexity and on education in the hypertechnological era”

Link to PDF https://www.academia.edu/44785185/Controversies_about_Hypercomplexity_and_Education_cvs_15_11dom

#PeerReviewed

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11.“Communication and the SOCIAL PRODUCTION of Knowledge. A ‘new social contract’ for the ‘society of individuals’

https://academia.edu/resource/work/44804068

#Research #PeerReviewed

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12.”Education, Fake News and the Complexity of Democracy”.

👉 https://www.francoangeli.it/Riviste/schedaRivista.aspx?IDArticolo=61331&Tipo=Articolo%20PDF&lingua=it&idRivista=177 #PeerReviewed

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Buon lavoro e buona ricerca a tutte/i!

 

Un approccio e percorsi di ricerca dal’95

 

Immagine: foto di Piero Dominici