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L’Umano e l’Errore. Che ne è/sarà della libertà nella civiltà ipertecnologica?

L’Umano, l’Errore, l’Imprevedibilità…

Un approccio e percorsi di ricerca dal’95

Come sempre, senza “tempi di lettura”. Al termine del contributo, collegamenti ad altri testi (divulgativi e scientifici) e riferimenti bibliografici. Buon lavoro e buona ricerca!

 

Una ipercomplessità che non è un’opzione

Una (iper)complessità che non è un’opzione, è un “dato di fatto”: il vero problema è che non siamo educati e formati a riconoscerla e, in ogni caso, non con la nostra testa. Di fatto, non da oggi «la tecnologia è entrata a far parte della sintesi di nuovi valori e di nuovi criteri di giudizio»[1], rendendo ancor più evidente la centralità e la funzione strategica di un’evoluzione che è soprattutto culturale e che va ad affiancare quella biologica, condizionandola profondamente e determinandone dinamiche e processi di retroazione (si pensi ai progressi tecnologici legati a intelligenza artificiale, robotica, informatica, nanotecnologie, genomica etc.).

In altre parole, nel quadro complessivo di un necessario ripensamento/ridefinizione/superamento della dicotomia natura vs cultura – e, attualmente, ancora di più di quella naturale vs artificiale – non possiamo non prendere atto di come i ben noti meccanismi darwiniani di selezione e mutazione si contaminino sempre di più con quelli sociali e culturali che caratterizzano la statica e la dinamica dei sistemi sociali.

Ripensare l’Umano e la sua interazione complessa con la Tecnica e la Macchina

 Questo progressivo impossessarsi, da parte degli esseri umani, delle leve della propria evoluzione mette radicalmente in discussione modelli e categorie tradizionali, obbligandoci (?) a rivedere/riformulare addirittura anche la stessa definizione del concetto di Persona. Obbligandoci a ripensare l’umano e la sua interazione, per certi versi, ambigua con la tecnica[2], il tecnologico e, nello specifico, con le macchine intelligenti (?) e i robot: un’interazione complessa – quella uomo-macchina … uomo-tecnica – da cui non può che scaturire una sintesi complessa di cui non siamo ancora in grado di valutare prospettive, sviluppi e implicazioni: una “sintesi complessa”[3] di cui, come scrissi in tempi non sospetti, non mi preoccupa tanto la questione della possibile, e probabile, somiglianza delle macchine o dei robot agli esseri umani, anzi vedo favorevolmente tale dinamica, dal momento che agevolerà tale sintesi e tale interazione; al contrario, mi preoccupa molto anche soltanto l’idea/l’aspirazione/la visione/la narrazione che gli esseri umani possano/debbano/desiderino sempre di più assomigliare alle macchine, potenziando senza limiti le proprie capacità/abilità ma, soprattutto, eliminando l’errore, la possibilità di operare scelte differenti (anche sbagliate) e, ancor di più, l’imprevedibilità dalle proprie azioni e decisioni; in altre parole, eliminando proprio ciò che ci rende “esseri umani”. Tra “nuove” utopie e distopie. Tra forze dell’interdipendenza e forze della frammentazione. Tra inclusività ed esclusività, dentro asimmetrie che corrono lungo traiettorie discontinue. Occorre spingersi oltre quelle che, in tempi non sospetti, ho definito le «false dicotomie»[4]: pensiero vs azione; teoria vs ricerca/pratica; formazione scientifica vs formazione umanistica; conoscenze vs competenze; forme vs contenuto, hard skills vs soft skills etc. Occorre, inoltre, correggere radicalmente la strutturale inadeguatezza e le clamorose miopie che caratterizzano, da sempre, le istituzioni e i “luoghi” responsabili della definizione e costruzione delle condizioni di emancipazione sociale, non soltanto promuovendo un’educazione critica alla complessità e alla responsabilità (fin dai primi anni di scuola), ma premiando e incoraggiando, nei fatti e non soltanto nei documenti istituzionali, l’interdisciplinarità e la transdisciplinarità anche, e soprattutto, a livello della ricerca scientifica. Ciò avrebbe ricadute significative sui percorsi didattico-formativi e la ben nota “formazione dei formatori”. Occorre prendere definitivamente coscienza che il vero “fattore” strategico del cambiamento e dei processi di innovazione è il “fattore” culturale: una variabile complessa in grado, nel lungo periodo, di innescare e accompagnare i processi economici, politici, sociali. Proprio in conseguenza di quel processo di ribaltamento dell’interazione complessa tra ‘evoluzione biologica’ ed ‘evoluzione culturale’, attualmente è l’evoluzione culturale a determinare quella biologica (cit.). Cosa intendo dire? Intendo affermare che gli esseri umani si stanno progressivamente impossessando delle ‘leve’ della propria evoluzione e che, come già accennato, le nostre straordinarie scoperte scientifiche e innovazioni tecnologiche ci stanno mettendo sempre più in condizione di controllare i meccanismi evolutivi. Attenzione, però, al pensare che la tecnologia sia/possa essere un fattore indipendente, neutrale, addirittura un fattore esterno alla cultura: non lo è mai stato, né mai lo sarà! Continuare a credere questo, ci porterebbe/ci porterà a perpetuare un grandissimo errore di prospettiva che si traduce poi, puntualmente, in strategie e politiche, completamente inadeguate e fuori strada rispetto alla complessità della trasformazione digitale. Eppure, nonostante tale questione sembri scontata ed evidente, si tratta ancora di una credenza/visione estremamente diffusa, tra gli studiosi ma anche tra i cd. esperti. Ricordiamoci che la divisione tra tecnologia e cultura è una delle più false tra le false dicotomie. Con questo ribaltamento, i fattori culturali si rivelano assolutamente decisivi – e, in futuro, lo saranno sempre di più – nel determinare l’evolversi e il manifestarsi della vita stessa. Sto sostenendo, in altre parole, che saranno i fattori culturali a determinare i percorsi e le traiettorie del progresso tecnologico e sociale; a ri-definire il concetto stesso di ‘vita’, a ri-definire cosa significhi oggi ‘ESSERE UMANI’ nella civiltà ipertecnologica, dell’automazione e della “materia intelligente”.

Saranno i fattori culturali a stabilire ‘ciò che è possibile e ciò che non lo è’, in un momento in cui – mi ripeto – i tradizionali confini tra naturale e artificiale sono completamente saltati!

Nature Culture
natural artificial
human technological
mind environment
culture technology
humanistic studies scientific studies
art science
complexity specialization
interdisciplinarity specialization
imagination rationality
emotion rationality
creativity rationality
theory practice/research
Thinking/Thought Action
knowledge competences
soft skills hard skills
form content/substance

Healing the Fracture: “False Dichotomies” and the urgency of Rethinking Education (Dominici, 1995-2018)

 

L’imprevedibilità e l’errore. Ripensare l’educazione per rimanere umani

Nel prendere atto di tale inadeguatezza, e della irreversibilità di tali processi e dinamiche, rileviamo come esista il rischio concreto di focalizzare l’attenzione esclusivamente sulla dimensione tecnologica e, più in generale, applicativa, sottovalutando ancora una volta quella riguardante le Persone, il sistema di relazioni, il contesto educativo e culturale, i mondi vitali (!), le nuove asimmetrie. In tal senso, educazione e formazione critica alla complessità ed alla responsabilità si configurano come gli “strumenti” complessi di costruzione sociale della Persona (prima) e del Cittadino (poi); strumenti in grado di definire le stesse condizioni strutturali, oltre che le regole d’ingaggio, della “nuove” forme di cittadinanza (globale) e di inclusione, correlate all’avvento della cd. società della conoscenza. Si tratta di prerequisiti fondamentali e propedeutici per l’educazione – non soltanto digitale e, più in generale, tecnologica – che chiamano in causa molteplici livelli di analisi e intervento. Ma non possiamo assolutamente accontentarci di accrescere la consapevolezza rispetto alle molteplici variabili in gioco.

La cd. educazione (civica) digitale deve mettere in condizione le Persone (e i Cittadini) di affrontare e gestire le dinamiche e i processi che scaturiscono non soltanto dall’innovazione tecnologica, ma da numerosi altri fattori (economico, sociale, politico, culturale) che contraddistinguono il nuovo ecosistema (1996); in maniera tale che i giovani (e gli adulti) siano in grado, non soltanto di difendersi dai “lati oscuri” del digitale, di “saper utilizzare” gli strumenti e abitare i nuovi ambienti, ma anche, e soprattutto, siano in grado di saperne sfruttare i vantaggi e le enormi potenzialità sia per la condivisione di informazioni e conoscenza che per la costruzione/rafforzamento/intensificazione delle reti di relazionalità (comunicazione vs. connessione; inclusività vs. esclusività).

Alla luce di queste brevi considerazioni – che andrebbero sciolte e argomentate – l’educazione digitale – e con essa l’educazione stessa – va profondamente ripensata sulla base anche di una ridefinizione degli obiettivi fondamentali. Il rischio, estremamente concreto, è quello di continuare ad educare, formare, addestrare, dei meri esecutori di funzioni e di regole, che non sono in grado neanche di interrogarsi sui “perché” e sui significati di ciò che fanno/eseguono.

Nella Società Interconnessa/iperconnessa, proprio perché abitiamo il “nuovo ecosistema” (1996) e la cd. era dell’accesso (Rifkin) in cui le nuove disuguaglianze (sempre più marcate ed evidenti) e le nuove asimmetrie, riguardano da vicino l’accesso a risorse immateriali, la capacità di elaborare e condividere conoscenze e quella di organizzarle sistematicamente e funzionalmente – ebbene proprio in questa delicata fase evolutiva, l’educazione digitale si configura di fatto – deve diventare – come la “base” su cui edificare, socialmente e culturalmente, la nuova cittadinanza, il nostro vivere insieme, ripensando lo spazio relazionale e comunicativo e provando a ridefinire il “contratto sociale” (1998, 2003).

Di conseguenza, l’educazione digitale va ripensata (e realizzata), a mio avviso, non soltanto come “strumento” per preparare tecnicamente i nostri giovani (e con loro, gli insegnanti, i dirigenti, le Persone etc.) al cambiamento accelerato in corso; va ri-pensata (e realizzata) soprattutto come cultura della complessità e come educazione alla responsabilità, entrambe fondate su un’epistemologia del dubbio e dell’errore[5] o, come direbbe Morin, dell’incertezza. Allo stesso tempo, va ripensata anche come insieme di strumenti complessi in grado di rendere effettivi diritti e doveri fondamentali per la stessa sopravvivenza delle moderne democrazie. Perché non sono, e non saranno, la tecnologia e/o il digitale a determinare cittadinanza e inclusione.

Epilogo

Gettati nell’ipercomplessità – come già argomentato, una ipercomplessità di cui non abbiamo ancora compreso le profonde implicazioni epistemologiche ed etiche -, diventa fondamentale costruire (e condividere) una “cultura della complessità” che si configura, di fatto, come una “cultura della responsabilità”[6]. Una cultura della complessità che affonda le sue radici nella consapevolezza (profonda) che l’errore e l’imprevedibilità siano le basi della conoscenza e, soprattutto, siano le “variabili” che ci rendono “esseri umani”, di più, “esseri umani liberi”.

 

Già, la libertà… che ne sarà della libertà nella civiltà ipertecnologica?

Natura o Cultura? Naturale o Artificiale? Umano versus Tecnologico? Cultura versus tecnologia; formazione scientifica contro formazione umanistica e poi: pensiero e ragione opposti alle emozioni; Pensiero oppure azione? Ragione contro creatività e immaginazione? E ancora…la separazione del corpo dalla mente; l’idea dell’interdisciplinarità come incompatibile con la specializzazione. Conoscenze o competenze? Forma o contenuto? Divisioni, separazioni, logiche di separazione…fratture. Come abbiamo chiarito e argomentato nel corso del presente lavoro, queste fratture e separazioni sono, in realtà, ‘false dicotomie’, perché al contrario di certe narrazioni, sono dimensioni strettamente correlate e profondamente unite.

Il problema, ancora una volta, è che continuiamo a tentare di comprendere la realtà seguendo logiche e modelli che ne riducono la varietà, l’imprevedibilità, la capacità di auto-organizzarsi. Cercando d’ingabbiare tutta la complessità dell’umano, e del sociale, in formule matematiche e sequenze infinite di dati e numeri, in molecole, sinapsi, ormoni, reazioni chimiche. Al contrario, invece di separare, dovremmo provare ad osservare e a riconoscere la complessità, le connessioni e le relazioni sistemiche, la vitalità dello spirito, quell’essenziale che, con Il Piccolo Principe, è ‘invisibile agli occhi’. Queste fratture, d’altra parte, non conducono davvero alla conoscenza; ci portano a quel senso di rassicurazione, rispetto all’incertezza della vita e all’indeterminatezza del reale. Con ogni probabilità, in passato, queste “fratture” erano, per tante ragioni (contesto, ambiente, ecosistemi), meno evidenti. È tempo di provare a risanarle, proprio mentre attraversiamo questa trasformazione antropologica, ben più profonda e radicale di tutte le precedenti. Tecnologie e culture digitali possono aiutarci molto, ma non è da “qui” che dobbiamo ripartire. Educazione. Autenticità e comunicazione. Cultura dell’Errore. Imprevedibilità. Libertà è Responsabilità. Essere umani, esseri umani. Consapevoli della propria incompletezza e dell’urgenza di imparare ad abitare l’ipercomplessità, i dilemmi, i paradossi e le contraddizioni che la caratterizzano. Una ipercomplessità terribilmente complessa ma, allo stesso tempo, terribilmente affascinante!

 

 

Cfr. P.Dominici (2014), Dentro la Società Interconnessa. La cultura della complessità per abitare i confini e le tensioni della civiltà ipertecnologica, FrancoAngeli, Milano 2019 (nuova ed.)

 

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Immagine: opera di René Magritte, La recherce de l’absolu, 1966.

 

Allego due delle pubblicazioni scientifiche:

  1. For an inclusive innovation. Healing the fracture between the human and the technological in the hypercomplex society

https://link.springer.com/article/10.1007/s40309-017-0126-4 #PeerReviewed

 

  1. Chapter 10. Controversies on hypercomplexity and on education in the hypertechnological era

https://benjamins.com/catalog/cvs.15.11dom #PeerReviewed

 

Segnalo alcuni articoli e contributi:

Un’inclusione per pochi. La civiltà ipertecnologica verso la società dell’ignoranza? (1996)

https://pierodominici.nova100.ilsole24ore.com/2018/03/08/uninclusione-per-pochi-la-civilta-ipertecnologica-verso-la-societa-dellignoranza-1996/

Educare alla complessità…perché “Democrazia è complessità” (1995)

https://pierodominici.nova100.ilsole24ore.com/2018/06/03/educare-alla-complessitaperche-democrazia-e-complessita-1995/

Tra conoscenza e controllo sociale (spunti per una lettura critica)

https://pierodominici.nova100.ilsole24ore.com/2014/11/05/tra-conoscenza-e-controllo-sociale-spunti-di-riflessione-per-una-lettura-critica/

“Per un’innovazione inclusiva**: ricomporre la frattura tra l’umano e il tecnologico”

http://www.techeconomy.it/2016/02/25/uninnovazione-inclusiva-ricomporre-la-frattura-lumano-tecnologico/

“Innovare significa destabilizzare”. Perché la (iper) complessità non è un’opzione

http://www.techeconomy.it/2016/04/05/innovare-significa-destabilizzare-perche-la-iper-complessita-non-unopzione/

“Il grande equivoco. Ripensare l’educazione (#digitale) per la Società Ipercomplessa”

https://pierodominici.nova100.ilsole24ore.com/2016/12/08/il-grande-equivoco-ripensare-leducazione-digitale-per-la-societa-ipercomplessa/

“La società asimmetrica* e la centralità della “questione culturale”: le resistenze al cambiamento e le “leve” per innescarlo”

https://pierodominici.nova100.ilsole24ore.com/2015/09/23/la-societa-asimmetrica-e-la-centralita-della-questione-culturale-le-resistenze-al-cambiamento-e-le-leve-per-innescarlo/

“L’ipercomplessità e una crisi non soltanto economica. Ripensare il sapere e lo spazio relazionale”

https://pierodominici.nova100.ilsole24ore.com/2015/07/03/lipercomplessita-e-una-crisi-non-soltanto-economica-ripensare-il-sapere-e-lo-spazio-relazionale/

“La condizione del sapere nella società della conoscenza: tra condivisione e riproducibilità “tecnica”(?)”

https://pierodominici.nova100.ilsole24ore.com/2015/02/20/la-condizione-del-sapere-nella-societa-della-conoscenzatra-condivisione-e-riproducibilita-tecnica/

La comunicazione ridotta a marketing #PianoInclinato

https://pierodominici.nova100.ilsole24ore.com/2017/02/18/la-comunicazione-ridotta-a-marketing-pianoinclinato/

 

Tra le interviste, condivido volentieri:

Intervista concessa a l’Huffington Post: “La cultura della complessità come cultura della responsabilità”

http://www.huffingtonpost.it/2017/05/04/al-festival-della-complessita-la-lezione-di-piero-dominici-il_a_22069135/

Intervista concessa a VITA: “Nella società ipercomplessa, la strategia è saltare le separazioni”

http://www.vita.it/it/interview/2017/06/09/nella-societa-ipercomplessa-la-strategia-e-saltare-le-separazioni/119/

 

#CitaregliAutori

Vi ringrazio per il tempo dedicato e Vi auguro buona riflessione.

N.B. Condividete e riutilizzate pure i contenuti pubblicati ma, cortesemente, citate sempre gli Autori e le Fonti anche quando si usano categorie concettuali e relative definizioni operative. Condividiamo la conoscenza e le informazioni, ma proviamo ad interrompere il circuito non virtuoso e scorretto del “copia e incolla”, alimentato da coloro che sanno soltanto “usare” il lavoro altrui. Le citazioni si fanno, in primo luogo, per correttezza e, in secondo luogo, perché il nostro lavoro (la nostra produzione intellettuale) è sempre il risultato del lavoro di tante “persone” che, come NOI, studiano e fanno ricerca, aiutandoci anche ad essere creativi e originali, orientando le nostre ipotesi di lavoro.

I testi che condivido sono il frutto di lavoro (passione!) e ricerche e, come avrete notato, sono sempre ricchi di citazioni. Continuo a registrare, con rammarico e una certa perplessità, come tale modo di procedere, che dovrebbe caratterizzare tutta la produzione intellettuale (non soltanto quella scientifica e/o accademica), sia sempre meno praticata e frequente in molti Autori e studiosi.

Dico sempre: il valore della condivisione supera l’amarezza delle tante scorrettezze ricevute in questi anni. Nei contributi che propongo ci sono i concetti, gli studi, gli argomenti di ricerche che conduco da vent’anni: il valore della condivisione diviene anche un rischio, ma occorre essere coerenti con i valori in cui si crede.

BREVE BIO:

Fellow della World Academy of Art & Science, è Scientific Director del Complexity Education Project e Director (Scientific Listening) presso il Global Listening Centre. Insegna Comunicazione pubblica, Attività di Intelligence, Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi e Sociologia dei Fenomeni Politici presso l’Università degli Studi di Perugia. Visiting Professor presso l’Universidad Complutense di Madrid, ha partecipato, e tuttora partecipa, a progetti di rilevanza nazionale e internazionale, con funzioni di coordinamento; inoltre, ha tenuto lezioni e conferenze in numerosi atenei nazionali e internazionali. È Membro dell’Albo dei Revisori MIUR e del WCSA (World Complexity Science Academy), fa parte di Comitati scientifici nazionali e internazionali. Si occupa da oltre vent’anni (didattica, ricerca, formazione) di complessità e di teoria dei sistemi con particolare riferimento alle organizzazioni complesse ed alle tematiche riguardanti l’educazione, la comunicazione, l’innovazione, la cittadinanza, la democrazia, l’etica pubblica. Da molti anni, collabora con riviste scientifiche e di cultura, oltre che con diverse testate. Autore di numerose pubblicazioni scientifiche, tra le quali:

 

Pubblicazioni scientifiche (una selezione):

Per un’etica dei new-media (1996-98); La comunicazione nella società ipercomplessa. Istanze per l’agire comunicativo (2005); La società dell’irresponsabilità (2010); La comunicazione nella società ipercomplessa. Condividere la conoscenza per governare il mutamento (2011); Dentro la Società interconnessa. Prospettive etiche per un nuovo ecosistema della comunicazione (2014); Communication and Social Production of Knowledge. A new contract for the Society of Individuals, in «Comunicazioni Sociali», n°1/2015, Vita & Pensiero, Milano 2015; La filosofia come “dispositivo” di risposta alla società asimmetrica e ipercomplessa in AA.VV., Il diritto alla filosofia. Quale filosofia nel terzo millennio?, Bologna 2016; Post-Humanist Utopia and the Search for a New Humanism in the Hypercomplex Society in «Comunicazioni Sociali», n°3/2016, Vita & Pensiero, Milano 2016; Dominici P., Oltre la libertà …di “essere sudditi”, Casa della Cultura, Milano 2017; Sicurezza è Complessità sociale in AA.VV. (a cura di), Sociologia della sicurezza. Teorie e problemi, Mondadori, Milano 2017; The Hypercomplex Society and the Development of a New Global Public Sphere: Elements for a Critical Analysis, in, RAZÓN Y PALABRA, Vol. 21, No.2_97, Abril-junio 2017; (2017), Of Security and Liberty, of Control and Cooperation. Terrorism and the New Ecosystem communication. Italian Sociological Review, 7 (2); “Fake News and Post-Truths? The “real” issue is how democracy is faring lately”, in «Sicurezza e scienze sociali», V, 3/2017, FrancoAngeli, 2018; Objects as systems. The educational and communicative challenges of the hypertechnological civilization, 2018; Oltre la linearità. Esplorare le connessioni…tra ordine e caos, in Programmare il mondo. Sfida e opportunità, OTM, Media Duemila, 2018; For an Inclusive Innovation. Healing the fracture between the human and the technological, in, European Journal of Future Research, Springer, 2017;The hypertechnological civilization and the urgency of a systemic approach to complexity. A New Humanism for the Hypercomplex Society” in, AA.VV., Governing Turbolence, Risk and Opportunities in the Complexity Age, Cambridge 2017; Controversies on hypercomplexity and on education in the hypertechnological era, in, A.Fabris & G.Scarafile, Controversies in the Contemporary World, © John Benjamins Publishing Company, 2019.

Short Bio

Prof. Piero Dominici (PhD), Fellow of the World Academy of Art & Science (WAAS), is Director (Scientific Listening) at the Global Listening Center and Scientific Director of the Complexity Education Project; he teaches Public Communication, Sociology and Intelligence Activities at the University of Perugia. As scientific researcher, educator, author and international speaker, his main areas of expertise and interest encompass (hyper)complexity, interdisciplinarity and knowledge sharing in the fields of education, systems theory, technology, innovation, intelligence, security, citizenship and communication. Member of the MIUR Register of Revisers (Italian Ministry of Higher Education and Research) and of the WCSA (World Complexity Science Academy), he is also standing member of several of the most prestigious national and international scientific committees. Author of numerous essays, scientific articles and books.

Email: piero.dominici@unipg.it

 

[1] Cfr. P.Dominici (1996), op.cit

[2] Cfr. in particolare: Mumford, L. (1934), Tecnica e cultura, Il Saggiatore, Milano 1961; Mumford L. (1967). The Myth of Machine, trad.it., Il mito della macchina, Milano: Il Saggiatore 1969; si veda anche: Foucault M., Tecnologie del Sé. Un seminario con Michel Foucault, Bollati Boringhieri, Torino 1992.

[3] Cfr. P.Dominici, 1995 e sgg.

[4] Cfr. P.Dominici, op.cit., 1996-2017.

[5] Ibidem.

[6] Ibidem.