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La società feudale del dominio e dell’arbitrio iper-normato**. Ancora sulla (vecchia) questione culturale

Chiarisco subito come non sia uno di quelli che ama parlar male del proprio Paese. Gli obiettivi sono, da sempre, ben altri!

Ma, ogni tanto, devo tornarci sopra…un ipertesto, complesso e articolato, che continuo ad alimentare e sviluppare negli anni, richiamando/recuperando vecchi contributi e pubblicazioni e producendone di nuovi e originali. Un approccio e percorsi di ricerca dal’95.

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Un paese segnato, non da oggi, da un familismo amorale (il concetto, come noto, è di E.C. Banfield, 1958; su meccanismi e legami sociali si veda anche M.Granovetter, 1973 e J. J. S. Coleman, 1990), da meccanismi feudali e corporativi metastatici e dalla ben nota “questione culturale ed educativa”. Me ne occupo e ne parlo da oltre vent’anni!

E, nel tentativo di contrastare (?) certe derive sociali e culturali, rilevo, da sempre, come non esista settore della vita pubblica e/o associativa in cui non si assista/non si sia assistito alla continua, costante, periodica, sistematica, (per certi versi) ossessiva, proliferazione di leggi, normative, codici deontologici, linee guida, manifesti, criteri, parametri, mediane, valori quantitativi, indicatori, che, presentati e raccontati come “oggettivi”, neutri e neutrali, in quanto definiti da “esperti” (?) e costruiti su criteri “quantitativi”, hanno/avrebbero/avrebbero avuto la funzione e devono/dovrebbero/avrebbero dovuto garantire – ripeto in tutti settori della vita pubblica, e non solo nell’Università – quanto meno una maggiore imparzialità, obiettività, oggettività, trasparenza, correttezza, universalità nei processi di selezione e valutazione (non soltanto); concetti-chiave, principi, valori e dimensioni che avrebbero dovuto/dovrebbero ridurre al minimo i rischi e le possibilità di un “libero arbitrio”, senza limiti, mai pienamente autonomo, spesso arrogante e presuntuoso, legato a meccanismi di potere, di dominio, di controllo, di ricatto (sistemico).

Questo Paese continua a credere (?) che sia sempre e soltanto il Legislatore a poter/dover dare “soluzioni” (magari, “semplici” e durature) ai problemi (complessi). Anche questa, vecchia, vecchissima questione: da sempre, non si lavora o, meglio, si continua volutamente a non lavorare sui fattori sociali e culturali che legittimano e tengono in vita certi “sistemi”/ecosistemi. Questione culturale ed educativa. Lungo, lunghissimo periodo.

Concetti-chiave, principi, valori e dimensioni che, di volta in volta, avrebbero dovuto tenerci al riparo da “personalismi” e “clientelismi” e da certe pratiche familistiche, corporative e feudali.

Eppure, proprio a questo livello di discorso e di analisi, non posso non rilevare, tra i tantissimi paradossi che segnano questo disgraziatissimo paese (cit.), come, proprio alla crescita esponenziale di leggi, codici, normative, mediane, criteri, parametri, valori, indicatori, definiti e presentati come “oggettivi” e obiettivi, corrisponda sempre/abbia corrisposto sempre una crescita altrettanto esponenziale dell’arbitrio, dell’esercizio di un arbitrio (ripeto: contano le Persone!) sempre più arrogante, dettato da clientelismi e da un familismo sistemico, presentato come meccanismo imparziale e “meritocratico”(sic!).

All’insegna di quelle “retoriche dell’eccellenza”, su cui abbiamo scritto (davvero) molto in questi anni, utilizzate per edificare un sistema sempre più chiuso, esclusivo, produttore di nuove disuguaglianze e asimmetrie.

All’insegna di una sorta dil’ho chiamata così“legge dell’arbitrio iper-normato”, più si norma e disciplina una settore/campo della vita pubblica e più, paradossalmente, si riescono ad esercitare un arbitrio, un controllo, un dominio, logiche di dominio, presentati/raccontati molto bene, non soltanto con il supporto del sistema dei media (sempre pronti ad attaccare e spettacolarizzare, senza evidenziare/far emergere le vere questioni) come pratiche “oggettive”, “scientifiche” e “trasparenti”, “pubbliche”, “accessibili a tutte/i”. Come se tutto ciò bastasse!

Un Paese che non manca mai di ricordarsi delle élites e, soprattutto, degli amici, degli amici degli amici e, più in generale, dei cd. – chiamiamoli così – “sponsor”.

Anche quando, ufficialmente, le “risorse” mancano…perché per gli amici, per gli alleati, per i “nostri”, salta sempre fuori qualcosa. Vecchia, vecchissima, questione…

Un Paese che si alimenta, si struttura, un Paese che vive di “contrapposizioni simulate”, di conflitti simulati e di compromessi sempre al ribasso, sempre a svantaggio di chi non gode di “protezioni” e reti di sostegno; un Paese innervato di reti poco virtuose ed esclusive, di gruppi, di componenti, appunto di “sponsor”, di chi hai dietro, di chi “spende o non spende una parola buona per te”. E se nessuno la spende… va da sé che…cosa si pretende…

E così, solo per fare uno dei tantissimi esempi possibilisenza cadere in generalizzazioni, sempre sbagliatenelle Università, senza l’ordinario di riferimento, la vita è durissima. Il tuo curriculum e i progetti realizzati non contano nulla se non c’è qualche “Caronte” che consente il traghettamento. E, allo stesso modo, un po’ in tutti i settori della vita pubblica e associativa: meglio avere qualche personaggio politico che ti spinga, avere qualche “referente” (così si dice) che faccia il tuo nome, soprattutto nel caso di nomine, prove di selezione, concorsi, incarichi pubblici etc. etc.

E così…criteri, mediane, titoli pubblici riconosciuti, curricula, esperienza, competenze, perfino gli incarichi internazionali e di prestigio, possono, a seconda dei ‘casi’, contare moltissimo o, al contrario, contare ‘nulla’.

Se godi di appoggi e reti di sostegno, puoi anche non avere i ‘requisiti’ richiesti (non solo come singoli) oppure, come un po’ tutti i settori della vita pubblica e associativa, puoi anche fare salti/passaggi rapidi e importanti di carriera, cui altri, non appoggiati, non possono neanche pensare di candidarsi (pena l’etichetta di essere “insubordinati”, “fuori dal sistema”).

Passaggi di carriera e nella gerarchia istituzionale riconosciuta, assolutamente incredibili e fulminanti che, in questi casi, spazzano via, definitivamente, le residue incertezze sulla radicale arbitrarietà di certe dinamiche e procedure, di certi meccanismi, di certi criteri che valgono, solo e soltanto, in virtù della tua appartenenza e dei tuoi ‘legami’. Ripeterò sempre, fino alla noia: contano le Persone! Non si tratta di trovare e/o definire altri criteri o meccanismi, ancor più stringenti, dal momento che saranno sempre le Persone ad applicarli, ad essere equi e rigorosi nel farlo.

Anzi, paradossalmente, a seconda del livello di indipendenza e autonomia da certe reti, tutto ciò che hai pubblicato, i progetti realizzati, tutto ciò che dirai/scriverai … “potrà essere usato contro di te” (ricordando la storica formula), esaltato, o neanche considerato.

A tal proposito, devo dire che, molto spesso (anche a livello di processi di valutazione nazionali e di ASN), i testi delle pubblicazioni scientifiche neanche vengono letti, neppure le copertine. Al di là di plagi e scopiazzature varie, si esprimono giudizi su pubblicazioni scientifiche e progetti, di cui non sono stati aperti neanche gli allegati pdf. Ci si fida di appartenenze, etichette e “presenze” nelle bibliografie (potrei fare moltissimi esempi). Ma è tutto “pubblico”, “trasparente”, “accessibile a tutti”, “standardizzato”. Come ripeto da tanti anni, condizioni necessarie ma non sufficienti anche per la stessa democrazia”.

Dicevo: legami e meccanismi che, talvolta/spesso, arrivano ad estendersi oltre confine, e non soltanto a livello nazionale. Non è questione esclusivamente ‘italica’. Perché anche le reti internazionali possono essere poco virtuose.

È la “Società”! Ecosistema (iper)complesso costituito da Persone (o, per meglio dire, “individui”), processi, dinamiche, reti, meccanismi, e da fattori e modelli culturali, che ne possono determinare/legittimare/accettare socialmente, virtuosità, “aperture” o “chiusure”, “inclusività” o “esclusività”.

Ma, più o meno, è così in tutti i settori della vita pubblica e associativa (con tanti esempi e casi virtuosi): fenomeni, meccanismi e pratiche che godono di una legittimazione sociale estremamente estesa. E questo, è soltanto uno dei tanti possibili esempi.

Insomma, anche sul versante della nomina di esperte/i, al di là del loro effettivo valore, della loro esperienza e preparazione, conta spesso/molto spesso/quasi sempre “essere in quota”, “essere nell’elenco”, “essere legati” a qualcuno/qualcosa. D’accordo, i legami di fiducia e le reti sono, come noto, fondamentali, ma non possono esser (soltanto) questi i “criteri”.

Altro che imparzialità, altro che obiettività e oggettività, altro che regolarità e/o trasparenza. Si tratta di normative, pratiche e meccanismi che le Persone sono sempre in grado di adeguare, di adattare, di piegare alle proprie finalità e obiettivi.

Si sviluppa, in tal modo, una competizione (?), apparentemente (iper)normata, pubblica e trasparente, in cui le regole e l’imparzialità, il rispetto dei criteri e l’etica vengono soltanto “simulati” e “comunicati” pubblicamente. Il piano formale è, come noto, decisivo!

Tornano a trionfare – in realtà, non hanno mai smesso di farlo, salvo qualche intervallo legato al momento di “incertezza normativa” che, ogni tanto, storicamente, si genera, crea momenti di “vuoto di potere” e fa venir meno certe negoziazioni – reti chiuse e logiche di sistema.

Bene precisare che i legami di fiducia e appartenenza sono, in ogni caso, importanti per certe organizzazioni, per certi ruoli e funzioni; la stessa “cooptazione” (di cui non mi sono mai avvalso, anzi ne ho spesso pagato le conseguenze) – questo il punto nodale – potrebbe e dovrebbe, in ogni caso, essere di tipo virtuoso. Persone preparate, oneste, competenti, con senso delle istituzioni e del “bene pubblico” etc. E qualora ci fossero candidati/e e figure più preparate e competenti, dal profilo indiscutibile, si dovrebbe optare per loro.

Questo è il punto! Invece, mi ripeto, per ciò che concerne molti settori della vita pubblica e associativa, come spesso è già capitato in passato, per scongiurare il rischio che certe dinamiche sfuggissero al controllo, sono stati definiti così tanti vincoli, parametri e criteri da far credere, soltanto credere, che arbitrio, dominio e certa cooptazione fossero, in questa maniera, scongiurati: è accaduto/accade esattamente il contrario.

Esempi di Logiche di sistema — Cooptare: “chiamare qualcuno a far parte di un organo collegiale da parte degli stessi componenti del collegio” (Zanichelli)

Si ripete sempre, in tutti i contesti, e non soltanto nell’ecosistema mediatico, è “colpa del sistema”…ma, il “sistema” è sempre costituito da Persone e, come ripeto ogni volta, sono sempre le Persone a fare la differenza, e non i sistemi e/o le procedure; perché le “eccezioni” ci sono e non si deve mai generalizzare, anche quando ci si trova, appunto, di fronte a logiche sistemiche…si può, si deve (almeno) tentare di cambiare le cose.

Dicevo: un “sistema” – una serie di sistemi – attualmente raccontato/rappresentato come “obiettivo” e “oggettivo”, “meritocratico”. Perché TUTTO è/sembra/appare “trasparente” e “semplificato”, di più, semplice. Fiumi di retorica e narrazioni, o come si deve dire oggi “storytelling”, con scarsa consapevolezza che, come ripeto da oltre vent’anni, la “meritocrazia” senza eguaglianza delle condizioni di partenza è pura retorica e inganno, a vantaggio di chi ha più opportunità in partenza; e il “paradigma della eccellenza/delle eccellenze” –  con le relative retoriche  e narrazioni – non può che alimentare e riprodurre, asimmetrie e disuguaglianze sempre più nette. Una Società e, più a livello micro, delle organizzazioni sempre più esclusive, gerarchiche, chiuse, sterili. Altro che “nuovo contratto sociale” (Dominici, 1996, 2003 e sgg.). Un discorso che, come ripeto da sempre, non riguarda soltanto le nostre amate istituzioni educative e formative, oltre che il mondo della ricerca.

…un mega-sistema che, come tanti altri sistemi (supportati da leggi, norme, procedure…) – mi ripeto – dovrebbe/avrebbe dovuto ridurre l’arbitrarietà, clientelismi e familismi vari, e talvolta la prepotenza, ma che, come tutti i “sistemi” – ribadisco con forza – dipende, in qualsiasi sua evoluzione possibile, dalle Persone che riescono a indirizzarlo e renderlo sempre più arbitrario e parziale (o virtuoso) che in passato.

Altra questione fondamentale, da non sottovalutarsi, concerne gli “intellettuali”; ho sempre pensato, contrariamente alla maggior parte degli osservatori, che non sia vero che non ci siano più gli intellettuali; al contrario, ci sono, e anche “di valore”. Continuano a svolgere una funzione, sempre, di vitale importanza!

Il grande problema è che molti di questi sono “organici” al cosiddetto “sistema” e anche questa fattore nega, in partenza, qualsiasi possibilità di cambiamento. A maggior ragione, in un ecosistema sociale “edificato” su una logica (anche) di penuria delle risorse, sono pochi quelli disposti a rinunciare al famoso “vantaggio relativo”.

Ma, come ben sapete, vado avanti, troppo entusiasta di ciò che faccio… nonostante tutto! Non mi fermo, vado avanti. Lo devo, prima che a me stesso, ai nostri giovani.

Concludo con le parole usate diversi anni fa: “…in un Paese che, a fronte delle tante dimensioni (complesse) della questione educativa e culturale (tuttora sottovalutata e mai concretamente affrontata, con misure, saperi, competenze adeguate, senza mai pensare al lungo periodo), continua da anni a produrre leggi, (contro)riforme, codici deontologici, carte, linee guida, libri bianchi e multicolore, centinaia di premi e riconoscimenti di ogni tipo (spesso, più all’insegna di un marketing iper aggressivo e della crescita dell’immagine di marchi e ‘leaders’, che del tanto propagandato “merito”), classifiche su tutto e tutti, all’insegna delle più classiche “retoriche dell’eccellenza” (su cui ho scritto molto, e in tempi non sospetti); di una meritocrazia che, senza un’eguaglianza delle condizioni di partenza, continua a favorire soltanto chi ha più opportunità in partenza; manifesti e documenti di ogni genere che, spesso/talvolta, comunicano (?) una realtà ideale e idealizzata, lontana …dalla realtà; e così, poi, al di là delle parole, della comunicazione “ben fatta” e “corretta”, dello storytelling, di certo storytelling, di premi e classifiche, di eccellenze e talenti (più o meno) straordinari, ci sono i vissuti, c’è la salute, il lavoro, l’educazione, ci sono i diritti, la cittadinanza, i conflitti, le disuguaglianze, le forme di sfruttamento e discriminazione, la/le libertà e la/le responsabilità (ripeto sempre: concetti e processi relazionali), la democrazia…le Persone, la Vita. E le parole – fondamentali, anch’esse condizioni necessarie ma non sufficienti -, i bei discorsi, la “buona comunicazione”, ma anche la propaganda, il marketing ‘scientifico’, il soluzionismo tecnologico, non bastano più; in realtà, non sono mai bastati.  C’è una “società” sempre più “asimmetrica” (1996, 2003 e sgg.), che ho definito così molto tempo fa. Questo mi ha fatto e mi farà sempre riflettere…” (cit.)

Come sempre e da sempre…questione culturale ed educativa. Non siamo andati troppo lontano, anzi.

E la cd. pandemia ha radicalizzato, ancor di più, certi meccanismi, certi processi e dinamiche.

Concludo, davvero, con le riflessioni, con il costruttivo e, allo stesso tempo, radicale, emozionante, grido d’allarme di alcune giovani alunne della Scuola Normale di Pisa, che ho visto proprio mentre chiudevo questo (iper)testo: “problemi sistemici”, “complessità”, “retoriche dell’eccellenza”, “merito”, “Università-azienda”, “logica del profitto”, “la divisione del lavoro scientifico orientata ad una produzione standardizzata misurata in termini puramente quantitativi”, “precarizzazione sistemica”, “sistema di disuguaglianze”, “divari di genere”, “divari sociali e territoriali”, “poli d’eccellenza”, “tendenza internazionale”, “opportunità”, “goccia nell’oceano”. Ho ascoltato con interesse e mi sono ritrovato nelle loro appassionate parole.

Chissà che, questa volta, che tali parole arrivano proprio da giovani, non sortiscano altri riscontri. Rispetto a quelle dette e scritte, non soltanto dal sottoscritto (anche se non credo fossero in molti – anzi – ad esporsi), per tanti, tanti anni. Una lunga, lunghissima battaglia. Che riguarda la Società, la Democrazia, il vivere insieme, il futuro. Lungo, lunghissimo periodo! E anche se sembra, ogni anno che passa, la più classica delle lotte contro i mulini a vento (“mulini” molto concreti), merita di essere affrontata, anche a costo di continuare a pagarne le conseguenze.

Di seguito, il link al relativo video: https://www.facebook.com/watch/?v=213369727242503

Buon impegno, buon lavoro e buona ricerca a tutte/i!

 

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Come sempre, allego altri saggi, testi e contributi…percorsi di approfondimento e ricerca (una selezione). Allargando lo sguardo, allargando gli sguardi, in una visione che, come ripeto da venticinque anni ormai, non può che essere “sistemica” e multidisciplinari.

A proposito di inclusione e di cittadinanza …

Come ogni anno, pubblicato il Rapporto sulla Povertà e, ogni tanto, ne ripropongo il relativo testo.

https://www.istat.it/it/files/2021/06/REPORT_POVERTA_2020.pdf

https://www.istat.it/it/archivio/258632 ISTAT

#Rapporto #ricerca #ISTAT #PovertàAssoluta #Inclusione #cittadinanza #VisioneSistemica #complessità

 

 “La Società Iperconnessa e Ipercomplessa e l’illusione della cittadinanza**”

https://pierodominici.nova100.ilsole24ore.com/2018/12/14/la-societa-iperconnessa-e-ipercomplessa-e-lillusione-della-cittadinanza/?fbclid=IwAR1pr-llOR0WiA3oAGcUU583frp3rj0XgWnnZiRWeNqhK_F3eNPEg-x_WWU&refresh_ce=1

 

Un’inclusione per pochi. La civiltà ipertecnologica verso la società dell’ignoranza? (1996)

https://pierodominici.nova100.ilsole24ore.com/2018/03/08/uninclusione-per-pochi-la-civilta-ipertecnologica-verso-la-societa-dellignoranza-1996/

 

“La società asimmetrica* e la centralità della “questione culturale”: le resistenze al cambiamento e le “leve” per innescarlo”

https://pierodominici.nova100.ilsole24ore.com/2015/09/23/la-societa-asimmetrica-e-la-centralita-della-questione-culturale-le-resistenze-al-cambiamento-e-le-leve-per-innescarlo/?refresh_ce=1

 

Si può essere sudditi in democrazia?

https://pierodominici.nova100.ilsole24ore.com/2020/05/31/si-puo-essere-sudditi-in-democrazia/

 

Una breve selezione di altri saggi e contributi.

  1. 1. L’egemonia di un modello feudale e l’assenza di un pensiero critico sul mutamento

https://pierodominici.nova100.ilsole24ore.com/category/pensiero-critico-e-mutamento/

  1. Il potere delle “etichette”. Le etichette del potere**

https://pierodominici.nova100.ilsole24ore.com/2021/03/28/il-potere-delle-etichette-le-etichette-del-potere/

  1. Innovazione e domanda di consapevolezza: la filosofia come “dispositivo” di risposta alla ipercomplessità

https://pierodominici.nova100.ilsole24ore.com/2016/03/14/innovazione-e-domanda-di-consapevolezza-la-filosofia-come-dispositivo-di-risposta-alla-ipercomplessita/

  1. I rischi di un’ “innovazione esclusiva” e i germi del conformismo #PianoInclinato

https://pierodominici.nova100.ilsole24ore.com/2016/12/19/i-rischi-di-un-innovazione-esclusiva-e-i-germi-del-conformismo-pianoinclinato/

  1. Il diritto alla filosofia per ripensare l’educazione, la cittadinanza e l’inclusione

https://pierodominici.nova100.ilsole24ore.com/2017/04/23/il-diritto-alla-filosofia-per-ripensare-leducazione-la-cittadinanza-e-linclusione/

  1. Di Pensiero critico (?) e di Educazione civica digitale. Di Reti e di innovatori

https://pierodominici.nova100.ilsole24ore.com/2018/01/28/di-pensiero-critico-e-di-educazione-civica-digitale-di-reti-e-di-innovatori/

  1. La “dittatura” (e l’ossessione) della concretezza…

https://pierodominici.nova100.ilsole24ore.com/2018/12/29/la-dittatura-e-lossessione-della-concretezza/

  1. L’Umano e l’Errore. Che ne è/sarà della libertà nella civiltà ipertecnologica?

https://pierodominici.nova100.ilsole24ore.com/2019/11/03/lumano-e-lerrore-che-ne-esara-della-liberta-nella-civilta-ipertecnologica/

  1. TEMPI DURI, DURISSIMI … anche per il PENSIERO.

https://pierodominici.nova100.ilsole24ore.com/2020/04/06/tempi-duri-durissimi-anche-per-il-pensiero/

  1. “Il grande equivoco. Ripensare l’educazione (#digitale) per la Società Ipercomplessa”

https://pierodominici.nova100.ilsole24ore.com/2016/12/08/il-grande-equivoco-ripensare-leducazione-digitale-per-la-societa-ipercomplessa/?refresh_ce=1

 

 

N.B. Condividete e riutilizzate pure i contenuti pubblicati ma, cortesemente, citate sempre gli Autori e le Fonti anche quando si usano categorie concettuali e relative definizioni operative. Condividiamo la conoscenza e le informazioni, ma proviamo ad interrompere il circuito non virtuoso e scorretto del “copia e incolla”, alimentato da coloro che sanno soltanto “usare” il lavoro altrui. Le citazioni si fanno, in primo luogo, per correttezza e, in secondo luogo, perché il nostro lavoro (la nostra produzione intellettuale e la nostra attività di ricerca) è sempre il risultato del lavoro di tante “persone” che, come NOI, studiano e fanno ricerca, aiutandoci anche ad essere creativi e originali, orientando le nostre ipotesi di lavoro.

I testi che condivido sono il frutto di lavoro (passione!) e ricerche e, come avrete notato, sono sempre ricchi di citazioni. Continuo a registrare, con rammarico e una certa perplessità, come tale modo di procedere, che dovrebbe caratterizzare tutta la produzione intellettuale (non soltanto quella scientifica e/o accademica), sia sempre meno praticata e frequente in molti Autori e studiosi.

Dico sempre: il valore della condivisione supera l’amarezza delle tante scorrettezze ricevute in questi anni. Nei contributi che propongo ci sono i concetti, gli studi, gli argomenti di ricerche che conduco da vent’anni: il valore della condivisione diviene anche un rischio, ma occorre essere coerenti con i valori in cui si crede.

Buona riflessione e buona ricerca!

 

Immagine: George Grosz, I pilastri della società (1926)